lunedì 23 giugno 2008

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Descrivendo la scena del quarto atto di un mio recente lavoro, mi sono trovato a pensare che stavo descrivendo casa mia. O meglio, la mia casa ideale. Una delle tante, per carità. Nella mia testa c'è più che altro un bordello di caratteristiche casuali che, se unite a formare una casa unica, creerebbero un orrore autocontraddetto. Però questa casa mi è riuscita molto...come dire, familiare. Giudicate voi.

ATTO QUARTO


L'interno spazioso e aereo di una villetta di campagna. Gran finestrone centrale che dà su un giardino e su un boschetto di magnolie. Poi via via campi di grano, pascoli, altre ville e fattorie, paesini radi arroccati sulle colline - sullo sfondo una montagna con la vetta che fuma. Nella villa, ampie stanze, scaffali traboccanti di libri, statue, quadri. Corridoi ombrosi si dipartono ai lati. A destra, una scrivania piena di fogli sparsi, compassi, goniometri e materiali per il disegno. Una scala che dà sul piano superiore sulla sinistra.

2 commenti:

danai ha detto...

Puoi sempre sognare tesoro...facendo il filologo te la sogni (appunto) una casa cosi!!!
No offense...

emilio neoteros ha detto...

infatti hai ragione.