domenica 8 giugno 2008

Ricorrenze

"...e invasero la vallata, ora calma".


Con questa frase, alle 13:49 del nove giugno del 2001 - ultimo giorno della mia terza media - terminavo il mio primo racconto lungo: Don Farnàce, o siano Gli Abissi del Male. Qualcosa come centoventi pagine, l'estate che scorreva sullo schermo sdozzo attaccato con il cavo al mio pc degli anni settanta, che squittiva e schizzava elettroni qui e lì. Tra i miei cd c'era Pergolesi, tra i miei libri Asimov, Pullmann, Wilde. Terminai così, e detti addio a tutti i miei personaggi. Quanto vorrei resuscitarli. La loro profondità da tredicenni potrebbe essere ridicola se paragonata a come ora potrei scalpellarli amorosamente - come amorosamente li abbozzavo da ragazzino. Telefonai ad Elisa per annunciarlo; credo che lei avesse già finito il suo racconto da un po' - o no? - non mi ricordo, forse lei sì. Era Animah, o l'Isogonìa della Rocciafiamma. Non state a badare ai nomi, se vi suonan qualcosa: avevamo copiato a man bassa, in quanto ad onomastica. Di lì a poco avremmo consegnato i due racconti - con il titolo strombazzantissimo di La forza della mente - alla nostra professoressa di italiano (non mi ricordo come nacque l'idea di farli leggere a lei; so per certo che non le dispiaceva affatto, tant'è che quel malloppone fu l'oggetto della nostra discussione all'esame).

L'avevo finito; e salutai i miei figli. Non ho più avuto figli così. Forse ne ho avuti di migliori, di più perfetti, di più maturi o divertenti, o tragici; ma il me che creò quella combriccola di angeli, dèi, demoni, umani, rettili, semidee e stelle non esiste che nei ricordi. Se un giorno quel teatro dovesse rivivere, sarebbe forse più decente; ma non sarebbe più mio di com'era in quel tratto di torrente tra il 25 febbraio e il 9 giugno.

Raramente, di notte, osservando la volta del cielo come di consueto, torno a rivedere il grande inseguimento. Satana, avvolto da una luce scarlatta, divora le distanze impensabili del vuoto intergalattico, ridendo. Sa che il suo preciso primo ministro ha già portato su un mondo lontano Miranda ormai prossima a partorire, per usarla come trappola. Miranda si aggira tra le rocce di un mondo deserto, e non sa che Farnàce, per riprendersela, sta inseguendo Satana, divorando le distanze impensabili del vuoto intergalattico. Alcina ed Ismene, trascinate in un gioco più grande di loro, tentano di star dietro l'una al fratello, l'altra allo zio, per evitargli lo strazio e la morte per mano del demonio - ma Satana ha in mente un piano per disfarsene, deviandole su un mostruoso pianeta di giungle. Il Principe degli Inferi non ha ostacoli in natura. Vedo le scie folgoranti degli inseguitori e dell'inseguito, chiudo le finestre, e sogno.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Giulietto! Mi hai fatto incuriosire da morire!! Non è che per caso si potrebbero leggere quelle 120 pagine o quante sono?
Devo ammettere che sono anche un po' invidiosa, perchè a quell'età io avevo al massimo realizzato qualche discreta poesia e anche adesso...di lavori finiti ne ho veramente pochissimi di più!
Per favore, fammi sapere se mi concederai l'onore...
Ciao ciao, Ilary

Anonimo ha detto...

Altri tempi..

Anonimo ha detto...

!

emilio neoteros ha detto...
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