martedì 22 luglio 2008

Ecdòtica avanzata

[A notte alta, lotta all'ultimo sangue tra un filologo classico e una filologa moderna. Potete vedere le ossa sparse in giro per il post]

ILA: Secondo te cosa vuol dire l'ultimo incomprensibile post di Tartufone? (lo trovate nel blog Necessità=Contingenza, n.d.A.) Necessita studio filologico molto approfondito.
GIULIONE: Aspetta. La parola chiave è 'aspetta'. (legge) Crudamente?
I: Mm.
G: Parole messe insieme in base al suono.
I: (ride) Dài, un senso deve esserci. Ora, solo perché è Tartufone e non Petrarca.
G: Non necessariamente... Tartufone adora stupire con i suoi trucchi. Petrarca non lo faceva semplicemente perchè non voleva farlo. Ma avrebbe potuto. Burchiello lo ha fatto.

I: Ma dai. secondo te chi è il tu? Dio?
G: Una lei. Vediamo...

Clamore in fa diesis, la cascata di marmo insanguinata dal reccàrpet e la luce di prosecco magnifica e pendente.

Questo è vino.
I: A parte il prosecco, nel resto dov'è il vino?
G: La cascata di marmo insanguinata...
I: Ecco, cos'è?
G: In fa diesis... un'atmosfera musicale e giocosa. La cascata di marmo... Un ambiente raffnato, dove si suona e si beve. Un ritrovo, un convito. Magari in un palazzo.
I: E reccàrpet?!
G: ...Wikipedia?
I: Ma dev'esser un gioco di parole.
G: Sicura?
I: Se cerchi su Google non trovi granché. Potrebbe essere red carpet...
G: Forse un altro vino?
I: Tappeto rosso, red carpet! Con la festa ci sta.
G: Hm! Stiamo ingranando.
I: Si.
G: Vediamo il resto.

Tutto il languore di Verlaine più 0,43, una leggera assenza sinaptica, una lacuna.

Quella cifra m'inquieta. Verlaine = maledetti francesi = feste, droghe, assenze sinaptiche.
I: Sì. Lo 0.43 mi resta ignoto, però. Dài, non sarà a caso. 0,43. Tasso alcolemico?
G: Hai ragione! Il vino ha un tasso alcolico. Il che, connesso con Verlaine etc etc... Insomma, un festino alcolico poetico drogaiolo.
I: Sì, ma non il tasso alcolico del vino, sarebbe troppo basso. Il tasso alcolemico nel sangue.
G: Si, ancora più azzeccato.

Scendi tu come da nube. Chi ministra gli astri e spartisce le maree? Chi ti condurrà oltre l'atrio e il mio sguardo assassino? La folla degli invitati recalcitra e ondeggia.

Nube, astri, maree = donna o Dio. Comunque presenza divina, nomotetica.
I: Sì, esatto. Lui mischia spesso le due cose.
G: Tartuf... l'io poetico non sembra avere un rapporto tranquillo con la donnaDio. Chiamiamola donnaDio.
I: DD per gli amici.
G: DD sia. Dunque... Lo sguardo assassino... Apparentemente la folla degli invitati al festino rumoreggia perchè non vuole che la DD venga allontanata. O lo vuole? Recalcitra... cioè, non vuole. Ma cosa? Che DD arrivi? L'atto che sancisce l'inimicizia Tartufone - DD è già stato compiuto? Ah, ma la DD è GIA' alla festa, penso.
I: Scende come nube. E questa è lei. Poi c'è un'altra entità - quella che dovrebbe amministrare astri e maree - che dovrebbe condurre anche lei.
G: Ma aspetta, non sono la stessa?
I: Non è esplicito. Non è da dare per scontato, secondo me.
G: Hm! Non ha il gusto di evitare lo iato.
I: Anche perché dice"Chi ti condurrà..." Quindi c'è un 'chi' e un 'tu'.
G: Però, dai, siamo sul fonosimbolismo spinto: minISTRA gli ASTRI...
I: Beh, è Tartufone.
G: Concentriamoci sulle entità. A me pare che colui che ministra etc. sia colei che è invisa a Tartufone. La stessa che scende dalla nube. Come nube, anzi.
I: Lascia sospeso che sia invisa. Non ne sono affatto certa
G: La connessione è stretta, tra nubi, astri e maree. E' invisa: lo sguardo è assassino. C'è un conflitto, o forse è erotismo.
I: Ma più tardi l'aspetta, e si convince della sua perfezione.
G: Eeehi, a quel punto ci arriviamo DOPO. La DD se ne deve andare (dopo essere stata condotta da chi ministra etc.), ma il pubblico non vuole che se ne vada.
I: Non sono d'accordo.
G: Spiègati.
I: Leggi attentamente. Ci sono due entità: un TU che scende, che arriva, a un CHI evocato - ma assente - che avrebbe il compito di condurre il TU.
G: Esatto. E fin qui.
I: Non c'è nessuno, per ora, che la conduce. Nemmeno la folla: infatti recalcitra e ondeggia. 
G: Eh, la folla non vuole che se ne vada.
I: Ma da dove trai che se ne sta andando?! Sta arrivando: scende.
G: OLTRE l'atrio: va via. Scende, ma se ne va subito...no, a pensarci bene scende ed ENTRA. Hai ragione tu.
I: Esatto. Alè.
G: Epperò lui ha lo sguardo assassino. Ma dunque la folla è sconvolta dall'apparizione di lei.
I: Può darsiFin qui abbiamo abbastanza chiarito, direi di andare avanti e capiremo meglio.
G: Aspetta. E' assodata la tensione erotico-sanguigna dell'io poetico nei confronti della DD?
I: Secondo me sì, ma soprattutto in virtà delle strofe successive.

Mi sfiori, il benzoino.

G: Benzoino?
I: Profumo.
G: Aspe', vediamo Wikipedia...

"Benzoino, nome scientifico: Styrax benzoin Dryander o Stirax benzoides Craib della famiglia delle Styracaceae. Pianta arborea o arbustiva, odorosa, delle Policarpali, con fiori a ombrella o capolino e frutto a drupa; da esso si estrae un olio odoroso usato in profumeria. Del benzoino si utilizza la resina, Benzoe F.U., che contiene benzoato di coniferile, leggermente tossico, che viene impiegato per la cura di dermatiti da contatto e la cura dello herpes simplex labiale. Le aree di produzione sono quelle Siam, Laos, Vietnam, Cambogia, e Thailandia. Dal benzoino viene estratta l'essenza principale con cui si produce l'orzata in Italia."

ORZATA, ILA! BEVANDA DA FESTINO! E siam sempre lì! Certo, ANCHE il profumo, correlativo oggettivo di lei.
I: Da dizionario: 

"Resina profumata estratta da tale albero, ricca di acido benzoico, usata in medicina e profumeria".

Scusa, ma da quando l'ORZATA è da festino!? A me ricorda più una specie di tisana.
G: ...ma è tipo gazosa, ve'. O no?
I: "L'orzata si presenta sotto forma di sciroppo di colore bianco lattiginoso da allungare in acqua fresca".
G: Ma è a base di mandorla, Ila... come il latte di mandorla.
I: Ma poi, scusa, si sfiorano... cosa gli trasmetterà, l'orzata o un profumo!?
G: E vabbè, ambivalenza...
I: Ok, vada per l'ambivalenza.
G: Ma anche la bibita... l'atmosfera da festino.
I: Comunque, secondo me c'è sicuramente una citazione dietro. Non ha messo proprio il benzoino a caso. Chissà chi lo cita.
G: Sicura?
I: No, ipotizzo. Ma qui non ci possiamo arrivare. Andiamo oltre.
G: Il congiuntivo.
I: Quale?
G: "Mi sfiori". (Dio, questi iato)
I: Congiuntivo!?! Io pensavo "(tu) mi sfiori", come "scendi tu".
G: La virgola. La virgola lo tradisce. Congiuntivo esortativo o concessivo, penso. "Mi sfiori pure, quell'odore."
I: ...secondo me è "mi sfiori, (sento) il benzoino". Beh, sono possibili entrambe.
G: Un po' ardita, questa sintassi. Che dice l'usus scribendi?
I: E poi è tutto rivolto a un tu. Sia lo "scendi tu" della strofa precedente, sia i verbi successivi, "già ti pèrdono..."...quindi anche "mi sfiori" lo vedrei rivolto al Tu.
G: Può essere e può non essere. Non sento pencolare verso uno dei poli.
I: Sì, teniamole entrambe.
G: Ma quella virgola... è la virgola del concessivo, vedi... "Mi sfiori pure, quel benzoino!"
I: Massì, ci può stare.
G: Ok.

Già ti pèrdono i silenzi, ti pèrdono i seduti, ti pèrdono i voltati.

I: Vediamo... chi è che la perde? i silenzi, i seduti, i voltati. Quindi tutti quelli che... sono in qualche modo passivi.
G: Si. Che non reagiscono a lei. C'è un'indifferenza generale.
I: Esatto... d'altra parte prima la folla recalcitrava e ondeggiava. Anche lì c'era diffidenza.
G: Il colon trimembre anaforico crea un senso di definitivo. La folla ecalcitrava e ondeggiava per lo stupore. Poi si cheta.
I: In ogni caso non va verso di lei, si tiene a distanza.
G: Peccato per tutti quegli iati! Mi torturano la bocca.
I: Ma che cazzo è 'sto iato!? [attendevo questo momento dall'inizio della conversazione, n.d.A.]
G: Incontro tra due vocali di due parole diverse. Una alla fine, una all'inizio.
I: Ah, ok. Vabbè. Comunque... DD provoca un palpito, con cui il nostro si convince della perfezione. Una specie di illuminazione.
G: Si.

Per quell'unico palpito solo mi convinci della tua perfezione. E se perfetta circolare, tornerai qui, dove ti aspetto.

I: DD ha un "movimento" circolare: è scesa, l'ha sfiorato, se ne sta andando...MA tornerà.
G: Manca un verbo in 'e se... circolare'.
I: "E se (in quanto) perfetta (sei) circolare". Dato che il cerchio è notoriamente forma perfetta.
G: ...sintassi ardita... Il cerchio degli eterni ritorni.
I: Conosco il mio polloLui sta lì, aspettando il ritorno. E poi descrive quest'attesa.
G: Quando il cerchio si chiuderà.

In piedi, timido e orante, e i grani del rosario le scalfiture

del tamburo della colt tra le mia dita

sotto il doppio petto (sotto pelle)

sotto il vociare e il trapestio (sotto tutto).

I: Già. Aspetta in un modo che avvalora l'associazione donna-dio. Però ritorna il motivo dell'assassino, che dobbiamo ancora spiegare bene.
G: La vuole uccidere. Ma perché?
I: Questo è inspiegabile, credo. Cosa c'è "sotto"?
G: Nell'intimo. Interior intimo meo.
I: Ma cos'è che sta sotto... la colt? Non vedrei il senso. Anzi, forse sì. Una colt sotto al doppio petto ci sta. E metaforicamente la voglia di uccidere sotto pelle, nell'intimo ecc. E sotto la confusione quotidiana del vociare e del trapestio.
G: Resta da capire perché uccidere DD. I grani del rosario... Le scalfitture... Minime percezioni tattili.
I: Beh, è nel parallelismo donna-dio e assassino-orante.
G: Di nuovo, estenuazione delle percezioni dovuta al festino drogaiolo. E la sua voglia di uccidere è sotto tutto, è il massimo segreto, la massima intimità. Ma perché uccidere?
I: ...conoscendo Tartufone, potrebbe essere semplicemente la trasposizione poetica dell'ultimo film d'azione che ha visto! (ride)

[Ila, santo cielo, che modi]

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