venerdì 4 luglio 2008

Landscape Syndrome

Una grave malattia degenerativa dei nostri tempi. Colpisce poche persone, ma è incurabile: la "Landscape Syndrome" aliena completamente dal mondo le sue misere vittime. 

Si osservi il decorso di un paziente tipo. Il soggetto non sa vivere senza paesaggi, preferibilmente scrutati in un libro di fotografie o cercati in rete. E' convinto di trovarci chissà quale universo perfetto, sempre uguale a sè stesso, sempre immobile. Ad esempio, uno scrittore in preda a questa sindrome in genere si preoccupa più dello sfondo e dell'ambiente in cui agiscono i suoi personaggi che dei personaggi stessi - i quali sono ridotti a figurine di un quadro, avendo a disposizione una ventaglio assai ridotto di gesti e parole: solo quelle che si armonizzano con lo sfondo. Questi pochi personaggi ammissibili sono essi stessi paesaggi, dove le caratteristiche principali sono in primo piano e sullo sfondo stanno le zone torbide e nascoste; vengono descritti lungamente, lentamente, con gusto e minuzia, come complesse architetture. 

In questi quadri esotici e remoti il soggetto ama ritirarsi con lo spirito, irritato dalla velocità della vita quotidiana e intestardito nella sua ricerca di quiete e riflessione. I suoi personaggi fanno più o meno lo stesso.


Molto pronunciata è l'inettitudine del soggetto a confrontarsi col presente. La sindrome lo riduce a un nostalgico cultore di un passato che perde progressivamente i legami con la verosimiglianza storica e acquista tratti emotivi e personali. Il nostro soggetto, se potesse disporre di un buon autodominio, sarebbe forse un buon artista - e in effetti la maggior parte delle vittime della sindrome pratica una forma d'arte di qualche tipo. Malsano il suo interesse per figure animali totemiche, estinte o viventi, con le quali crede d'entrare in contatto con un diverso piano dell'esistenza, più affine ai suoi ritmi.



La sindrome ha un decorso rapido e agghiacciante. Il soggetto si attacca come un disperato all'ecologia, alla paleontologia, all'astronomia, alla filologia; cerca forsennatamente delle vie di fuga. Qui, di solito, nel bel mezzo della ricerca, dopo l'ennesima delusione, lo coglie la morte. Ma in genere il soggetto non la teme; nel suo delirio finisce per convincersi che dopo, alla buonora, potrà pervenire a quel mondo remoto e sconosciuto che ha sempre sognato e provato a costruire.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

e tutto ciò lo rende noioso...

daniele ha detto...

io mi ci riconosco perfettamente nella descrizione °____°