martedì 19 agosto 2008

Occhi

C'è un raccontino incompiuto di Svevo che mi ha dato da pensare, non senza amarezza. Credo s'intitoli Il malocchio. Il protagonista è il solito incolore triestino pieno di ansie e con scarse abilità. Un giorno, si ritrova con un inquietante potere: i suoi occhi uccidono. Lui guarda con violenza, odio, anche semplice antipatia qualcuno o qualcosa e dopo poco tempo quel qualcuno muore e quel qualcosa viene fatto a pezzi. Guarda con stizza un dirigibile (fin troppo elongata metafora del padre) e quello va in fiamme. Squadra male un vecchio e gli causa un tumore maligno. La sua aggressività repressa è diventata tanto intensa da potersi esercitare mediante il non visibile - o più semplicemente lo ha fatto crollare nella follia.

Ora, io è da un po' di anni che - senza pensarci - disegno occhi. Sgranati, enormi, con un tratto grasso e spingendo la punta della matita. Uno mi guarda dal buco di una serratura a rettangolo sul mio armadio. Un altro è rosso e mi guarda con stupore maligno da un foglio di carta. Dopo due calcoli autoarticolati ho realizzato che in effetti l'occhio che ti osserva è una mia fantasia ricorrente - da piccolo ero terrorizzato da un'immagine di un fumetto, in cui un lupo osservava un vagabondo in una foresta - di notte - e dal cespuglio emergevano due occhi gialli. E come non ricordare gli occhi verdi di Malefica che compaiono a poco a poco dal caminetto buio, mentre Aurora è assorta in lacrime e non sta attenta.

Un po' è la paura di essere guardato, un po' è la voglia tremenda di essere sempre al centro dell'attenzione. Sarò timido quanto volete, ma sono anche un fottuto narciso e mi vedo sempre puntati addosso gli occhi di tutti - con l'ansia che mi rimproverino e mi correggano, con il desiderio di venire ammirato e lodato.

Cesare, in gioventù, ha fatto due numeri che mi danno il tormento. Uno è dichiarare, in mezzo a una specie di favela molto malmessa sulle Alpi, che avrebbe preferito essere primo in mezzo a loro che secondo a Roma; l'altro è disperarsi perché, alla sua età, Alessandro Magno aveva già conquistato tutta l'Asia, mentre lui era questurino per un anno in una finestra sul niente, quale era all'epoca l'Andalusia. Malato di ambizione? Egoista? Folle? Monomaniaco? Si, e anch'io. Da piccolo ricordo che non sopportavo di essere "comune". Bisognava che risaltassi. Da ragazzo questa paranoia si è nascosta, ma non è sparita, e solo a prezzo di un duro e continuo confronto con individui sani di mente sono riuscito a far ammettere al mio istinto che si, non occorre (e non sarebbe possibile) diventare IL migliore; sarà sufficiente diventare uno dei migliori, e comunque migliorare il più possibile e lasciare il resto all'onnipotenza del caso.

Avete notato i miei scatti d'ira? Io si, ma da meno tempo di quanto l'avete capito voi ho compreso che sono un serio problema. Da cosa mi sento minacciato?

La mia aggressività è quella stronca-dirigibili di prima: nasce dall'impotenza (effettiva o avvertita come tale) che dimostro nei rapporti sociali, dove paura e invidia e ambizione mi paralizzano. Perché credete che io sia timido? La timidezza è una risultante; se non posso dominare, allora starò sulla difensiva; sarò invisibile e nessuno dovrà guardarmi o giudicarmi male. Aut Caesar aut nihil. Perché credete che io sia tanto attaccato alle persone che ho vicino? Per me è così difficile amare con serenità una persona, che quelle poche che trovo e che non inquino col mio veleno di bambino viziato, quelle sono la mia garanzia di potere - un giorno - disfarmi dei miei deliri.

4 commenti:

toppe ha detto...

Ottima autoanalisi, lucida e incredibilmente non aggressiva o.o

Gallo ha detto...

E incredibilmente errata.
Se non vuoi essere IL migliore, come pensi di poter diventare anche solo uno dei migliori?
Certo, questo significa che quando stai per leggere un fumetto per "sciaquarti" il cervello dovrai importi di fare qualcosa di più produttivo, ed è durissima. Ma ci sei sicuramente più vicino di quanto non ci sia io.

Anonimo ha detto...

il tuo problema non è niente di tutto questo, è ingigantire quello che fai e che pensi, in questo sì, sei un po' narciso, se vogliamo... drammatizzi te stesso. Forse perché da piccolo hai ascoltato molti melodrammi, e quel modo di essere ti ha influenzato in profondo... Tutto quello che hai osservato, spogliato delle ingrossature, fa quotidianamente parte del vissuto di tre quarti del popolo umano.

Ma c'è anche un altro problema. Come mai tu tutto questo "non lo sai"???!

Anonimo ha detto...

...perché sei immaturo!!!!!