lunedì 22 settembre 2008

Il Trionfo del Tempo e del Disinganno

Oratorio in due parti. Personaggi ed interpreti:

LA BELLEZZA ----------------------- Laura B.

IL PIACERE -------------------------- Marta R.

IL TEMPO ---------------------------- Giulio I.

IL DISINGANNO -------------------- Elena M.

Musica di G.F.Haendel.

Laura (la Bellezza) se ne sta malinconica davanti ad uno specchio. Riflette sulla caducità delle cose umane, e medita che un giorno la sua bellezza sparirà, mentre lo specchio rimarrà sempre intatto. Assorta in queste meditazioni canta Fido specchio, in te vagheggio:


Sopravviene Marta (il Piacere), a garantirle che non sfiorirà col Tempo, ma sarà sempre bella: basta non pensare al noioso trascorrere degli anni. Laura, entusiasta, accetta con gioia Marta e le dichiara eterna fedeltà: via i musi tristi e le affannose preoccupazioni. Se non che entrano in scena Giulio (il Tempo) ed Elena (il Disinganno) ed ingaggiano battaglia con Marta: dimostreranno a Laura che la bellezza, ahinoi, non è affatto eterna. Elena intona la cupa monodia Se la bellezza:


E via, la battaglia comincia. Ma Laura è determinata a difendersi: la sua bellezza sarà inattaccabile dagli anni. Intona un canto vittorioso (Una schiera di piaceri):


Giulio protesta: ha annientato intere nazioni, vuoi che si fermi davanti ad una fragile bellezza terrena: e, scoperchiando le tombe, mostra il suo potere. Ma Laura e Marta lo deridono: è davvero da idioti immusonirsi e deprimersi da giovani, come pretende Giulio (Il voler nel fior degli anni)



Inutili le proteste di Elena: Laura attacca Giulio con una feroce aria di rifiuto (Un pensiero nemico di pace):



Elena e Giulio raddoppiano l'attacco dell'evidenza: se dai un'occhiata al mondo, troverai che nulla dura ed è eterno, ma soggiace al peso della morte. Marta se la ride, e mostra a Laura la reggia del piacere, popolata di spiriti graziosi e da bei giardini soleggiati e sereni (Un leggiadro giovinetto):



Elena è scettica davanti a tutto questo ambaradàn: lei colpisce di nascosto, è vero; fa poca scena, ma molto danno, proprio perché l'uomo rifiuta il disinganno (Crede l'uom ch'egli riposi):



Laura non capisce; se Marta è sempre con lei, come fanno ad essere con lei anche Giulio ed Elena? La contraddizione è evidente; dove c'è piacere non c'è disinganno nè tempo. Giulio le spiega che il Tempo non ti abbandona mai, tranne in cielo, dove regna l'Eternità, e dove lui non arriva; quello è il vero piacere. Così invita Laura a vedere la reggia del Vero, dove lui ed Elena regnano. Laura dubita; Marta cerca di dissuaderla, argomentando che queste del tempo e della morte sono balle inventate per gli eroi. Dopo un teso quartetto (Se non sei più ministro di pene), Laura ascende alla reggia del Vero.



FINE PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

Giulio mostra a Laura la reggia del Vero ed il trono della Verità. Laura è incantata, ma in questo scenario non trova Marta, anzi trova dolore e tristezza. Marta le dà della scema e le continua a dire che al di là di lei è inutile vivere, perchè si vive male; le ricorda inoltre che Laura ha giurato di non lasciarla mai (Tu giurasti di mai non lasciarmi):



Laura tentenna: vorrebbe poter dire 'si' a Marta e alla verità, ed è confusa (Io vorrei duo cori in seno):



Giulio ed Elena la rimproverano: cosa diamine insegui ancora Marta? Non t'è bastato vedere il suo inganno nello specchio del Vero? Ma Laura non vorrebbe perdere Marta. Elena, severissima, le dichiara che quanto più Laura seguirà la retta via sulla terra, tanto più vero ed intenso sarà il vero piacere, quello dell'eternità (Più non cura valle oscura):



Giulio protesta: Laura è proprio testarda, che ancora si ostina a voler affrontare le terribili tempeste del mondo e rifiuta il porto tranquillo della Verità. Laura tentenna ancora di più, e vorrebbe tempo per risolversi; qualcosa in lei ha sentito e compreso le parole di Giulio ed Elena. I quattro si sfogano in un mordentissimo quartetto (Voglio Tempo per risolvere):



Laura è curiosa: nella reggia di Marta ha visto un piccolo ruscello oscuro e lento. Chiede a Giulio cosa sia, e apprende che è il ruscello che raccoglie le lacrime di chi si è fidato del piacere ed ha buttato al vento sè stesso. Ed il pianto dei giusti?, domanda Laura. Giulio risponde che in cielo quel pianto pare un fiume di perle. Laura è lì lì per cedere. Marta tenta il tutto per tutto (Lascia la spina):



Laura chiede ad Elena di farle vedere lo specchio del vero, ed Elena glielo concede. Laura vede, e capisce: comprende la vera natura della bellezza terrena, capisce quanto essa sia un nido di mostri e dolori; getta a terra lo specchio, frantumandolo. Poi deborda in arie di furore. Tutti sono sconvolti. Giulio ed Elena cantano un sereno duetto (Il bel pianto):



Laura dà il benservito a Marta, che l'abbandona infuriata ed offesa (Come nembo che fugge col vento):



LAURA
Pure del Cielo intelligenze eterne,
Che vera scuola a ben amare aprite,
Udite, angeli, udite il pianto mio,
E se la Verità dal Sole eterno
Tragge luce immortale, e a me lo scopre,
Fate che al gran desìo rispondan l'opre.

E canta la sua ultima aria: Tu del ciel ministro eletto:



Infine Laura, Elena e Giulio festeggiano insieme il Trionfo del Tempo e del Disinganno.

FINE DELL'ORATORIO

[Laura, Elena, Giulio, Marta escono a turno dal sipario per ricevere gli applausi. A Laura lanciano un mazzo di rose rosse.]

3 commenti:

Anonimo ha detto...

A volte mi viene da pensare alla gente che si spacca la schiena lavorando nei campi.

emilio neoteros ha detto...

in che modo li offendo?

ma soprattutto: cosa c'entro io con i tuoi strali moralistici filo-agricoli?

e terzo: firmati!

EcceGallo ha detto...

C'è qualche problemino ho sbaglio?
Giulio!Hai di nuovo pasticciato con l'HTML!
Fai dodici ripetizioni di codice binario e sacrifica un coniglietto all'hard disk del tuo pc per essere perdonato. Ps mancano davvero pezzi di frase qui e là