venerdì 10 ottobre 2008

Sinfo (1)


Anton Bruckner (1824 - 1896) un bel giorno piantò l'organetto di campagna nel suo paesello austriaco e andò a Vienna a venerare Wagner. Ma non smise di farsi un segno di croce all'ora - in media. Il suo Salmo in Do maggiore n. 150 è, nel suo fervore, chiassone e strombazzante - non conosce intimità, è un proclama da piazza. Sono abbastanza sicuro che i soprani siano, al momento, rauchi. Bruckner gl'impone gorgheggi e fortissimi che fanno spavento. Il salmo, intonato con un colpo iniziale, deve aver fatto venire a Dio un accidente. Con la Sinfonia n. 7 in Mi maggiore siamo su un altro terreno. C'è un po' di tutto: c'è Schubert, c'è Mahler, mi sa che c'è pure un po' di Verdi, c'è qualche progressioncina cromatica e un paio di cellule ritmiche riesumate dal 700. Il tutto è innervato da una frotta di temi accorati, fervidi, sentimentalissimi - mai stentorei, mai ironici. Lunghi, sicuri crescendo portano da un umilissimo arieggiare iniziale in pppppp fino alle imponenti frustate coi corni e i violoncelli. Rimaniamo a bocca aperta quando prolunga il movimento centrale per mezz'ora, quando lo chiude con le stesse cupissime note dell'inizio. E noi vediamo questo maestro di scuola austriaco fare olocausto dei propri affetti all'onnipotente.

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