sabato 22 novembre 2008

Aiuto.

A rileggere certi miei lavori si intuisce un gigantesco investimento narcisistico sui medesimi. I miei eroi mi somigliano fin troppo - cioè: incarnano i miei desideri più antisociali e vergognosi - che non sono più tali se proiettati nei contesti fantastici e deliranti in cui li calo. 

Sono personaggi di per sé potenti e pieni di risorse, come vorrei essere io: Leviathan è un semidio, Serse un imperatore, Michael un arcangelo, Arkham un pezzo grosso dell'esercito, Nembrotte un gigante. Se non ce le hanno nei fatti, ce le avrebbero in potenza: Robert e Adeline potrebbero essere due grandi artisti; Adam Perkins semplicemente è umano, il disadattato è potenzialmente non umano - in contesti che premiano l'ideale opposto; l'aspirante scrittore è in grado di imparare costantemente dai suoi errori. Anche quando sono apparentemente sbagliati rispetto al contesto, in realtà è il contesto che ha qualcosa che non va.

Sono perlopiù vittime innocenti, come vorrei essere io; quando muoiono, la loro morte è già annunciata all'inizio, e se non muoiono, vanno comunque incontro a una vera e propria passione. Leviathan muore senza meritarselo; Arkham è stato divorato vivo dai suoi sensi di colpa; Nembrotte cerca Dio senza nessun aiuto, e non lo trova; Serse è stato distrutto da suo padre, e impazzisce senza mai, mai venire capito veramente; Michael rischierà di morire per i suoi ideali; Adam Perkins viene relegato ai margini della società; il disadattato cambierà mondo per inadeguatezza; l'aspirante scrittore soffrirà come una bestia per tutta la vita.

Infine, sono soli, come spesso mi sento io. Soli come Leviathan, che negli amici più cari non trova che un conforto temporaneo; come Michael, abbandonato con Belial dai suoi fratelli; come Serse, incompreso da tutti; come Nembrotte, abbandonato da Dio; Adam Perkins non è in grado di rapportarsi se non con mostri, animali o spiriti; il disadattato non sa farsi amare da nessuno, essendo sgradevole di suo; Arkham, nessuno ha idea di cosa gli sia successo e nessuno ha interesse a chiederglielo; l'aspirante scrittore ha vissuto anni e anni completamente solo, e cerca solidarietà nei suoi colleghi, senza trovarla.

Si, è bello che io ci metta del mio, nei miei lavori. Ma tutto questo è un po' triste.

1 commento:

Chiara ha detto...

perchè triste? è un creare per emanazione, a tua immagine e somiglianza... neanche dio ha saputo fare di meglio!
(e in bocca al lupo per l'esame!)