venerdì 7 novembre 2008

Economia

Sono davanti ad un empasse. Da poche settimane ho preso un noiosissimo mattone, universalmente detestato, da me scritto due estati fa, e l'ho rimesso sotto l'incudine per vedere se ne poteva venire un qualcosa di decente. In effetti può, se non che mi sono bloccato all'improvviso ieri sera, incerto sul da farsi.

Bisogna sapere che io odio gli sprechi, quanto a scrittura. Premessa: sprechi secondo me; molte persone sarebbero pronte a dirvi che io sono poco economico quando scrivo, e forse è vero. Tendo a voler raccontare duemila cose in una e mi impantano. Ma una cosa che non sopporto è quando sento che una frase che sto scrivendo, una situazione che sto delineando, una strategia che sto applicando, un personaggio che sto mettendo in movimento, non hanno senso di essere; sono di troppo, non sono utili. Non ci stanno lì a dire nulla. Mi è capitato alcune volte; in genere mi scatena una tale amarezza che strappo tutto e ricomincio. Il mio concetto di economia, lo ammetto, è un pochino particolare: tutti gli elementi del racconto devono avere una centralità anche quando sono in periferia. Se mi metto a scrivere una commedia con - poniamo - duemila personaggi, dovrò inventare duemila caratteri e duemila storie - perché un personaggio che entra in scena per dire una battuta e poi se ne va ai miei occhi rappresenta uno spreco terrificante. Ma come, l'ho inventato e non dice una sega? Eh, no: gli ammollo quelle due o tre battute che lo rivelino per benino. Se uno esiste sulla carta, sento un impulso vorace a farcelo anche vivere. Così metto in genere a punto piéces con pochi personaggi, tutti fondamentali, e se ne ho molti, do comunque dignità ai secondari.

E insomma, anche le molle che muovono 'sti personaggi devono essere forti. Se, quando ristrutturo un lavoro, devo rimuovere alcune cose, può capitare che in quei passi rimossi ci sia anche un'impalcatura senza la quale il personaggio non regge. E io non posso farlo muovere così, senza motivazioni. I miei due protagonisti, che adesso sto cercando di rimettere in carreggiata, erano in origine due milionari americani che in realtà volevano fare i letterati, ma gliel'hanno data su per senso di colpa. Dopo una visione, capiranno che si devono confrontare con i loro veri desideri, non con ideali scemi di utile e denaro. Il contesto sociale va insomma aggirato in quanto causa di infelicità. Tutto questo non va bene, perché mi sono reso conto che non posso descrivere due milionari americani del 2000, dato che non ho idea di come sia fatta questa classe sociale e non so come viva. Detto fatto - visto che devo vendicarmi di tutti quelli che mi hanno blablato che devo informarmi e parlare di cose che conosco etc. etc. - ho sbattuto i miei diletti a Bologna, a gestire una libreria in via degli Orti. Abitano in via Ghirardacci 11.

Non basta? No, perché viene meno il disagio che muove i loro atti. Se uno ama l'arte e la letteratura, fare il libraio non è un fallimento per niente, anzi: può essere la salvezza. E allora perché i miei due protagonisti sono scontenti? Ci ho pensato e ripensato, e alla fine mi son detto che il contesto sociale può rimanere il motore della loro infelicità... se lo cambio. Così, la Bologna che dipingo è quella post-decreto Gelmini e finanziaria destroide: la libreria del racconto è l'unica rimasta in tutta l'Italia, la facoltà di Lettere è stata soppressa in metà Europa, la musica è crollata etc. etc. Una fase di regresso culturale - non di guerra o di ansia: semplicemente non interessano più a nessuno. O comunque l'establishment esercita una pressione poco garbata - e poco lecita - affinché non si eserciti né si produca cultura. I nostri, con calma e in silenzio, riforniscono di libri e CD migliaia di clienti che vengono a Bologna solo per loro. Ma sono scontenti... perché? Bè, per cominciare la situazione non è un granché e un vero laureato in Lettere ha sempre un occhio al trattamento della cultura nel suo ambiente: ne va della sua figura professionale. E poi perché le loro ambizioni di artisti sono state frustrate: si limitano a difendere e propagare di nascosto la cultura, ma in realtà hanno sempre voluto farla. A sbloccare la loro paura di cambiare ci metto la visione al centro del racconto: chiaramente, accorciata, sbarocchizzata, e privata di tutti gli elementi allegorici che c'erano prima, perché non sto più spingendo i miei eroi alla scelta epocale "utile o umanesimo", ma alla scelta - più intima - "faccio arte o mi lascio spegnere" - e dunque la visione non deve avere sulla groppa responsabilità così grandi. E' qui che mi sono bloccato.

Con quali ragioni spingo i miei due eroi alla scelta che voglio far loro prendere? Perché le ragioni "dovete fare quello che vi sentite, gli ideali che vi propinano sono falsi e voi vi siete venduti per denaro" non vale più. Da milionari integrati nel sistema, i miei eroi sono diventati silenziosamente dissidenti. Con che scusa li costringo a fare un passo in più - passo in fondo non necessario, se non al loro egoismo?

E poi: che immagini mi invento per spiegare e corredare il messaggio che eventualmente troverò? Un'altra cosa che non sopporto è quando il correlativo oggettivo del tuo messaggio è inadatto - per sua intima evanescenza - a supportare il messaggio stesso.

E così, mi ci butterò. Qualcosa verrà fuori.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Distopia!!!!! Giulietto si misura con la distopia: voglio proprio vedere cosa ne viene fuori! Soprattutto apprezzo quanto tu riesca ad analizzare il tuo stesso lavoro, magari anche dopo tanto tempo.
Mi azzardo a fare una proposta per quanto riguarda le motivazioni da dare ai tuoi personaggi: la visione potrebbe semplicemente essere la concretizzazione di un loro desiderio latente al quale non si azzardavano di dare ascolto... per paura o per pigrizia o per mancanza d'iniziativa...non so
Spero di esserti stata utile,
ciao ciao! Willy

EcceGallo ha detto...

Potrebbero essere gay

Stephanie・ステファニー ha detto...

"dopo una visione, capiranno che si devono confrontare con i loro veri desideri, non con ideali scemi di utile e denaro"
Anche io sto combattendo con questo...
cmq interessantissima questa tua analisi! Facci sapere il seguito!