domenica 16 novembre 2008

Lampadina!

Sarà stato inutile, per carità. Però da un po' di tempo qualcosa in due miei racconti mi irritava profondamente. Non lo stile o la trama (quelli irritavano i lettori). Qualcosa di più indefinibile. Stamattina, mezzo sveglio mezzo no, mi si è accesa la lampadina: il nome italiano del protagonista è una mezza schifezza. "Antonio" non gli sta bene: lo dico perché tutti quelli che l'hanno letto hanno riso e hanno ripetuto il nome "Antonio" alla napoletana per mezz'ora. "Varchi" è un cognome pomposo e sa di vecchio. Un protagonista così non gli crede nessuno! Bene, al diavolo. Un nuovo nome sempre con la A... Mi è sempre piaciuto Adam. In inglese non suona pomposo, è nome comune, come Adrian in tedesco (altro possibile candidato). Due sillabe, nessun cozzo tra vocali... andata. E il cognome? Un qualsiasi cognome inglese che stia bene con Adam. Eh, son parecchi. Ma da qualche settimana mi frulla per la testa un cognome che non so dove l'ho sentito, ma mi suonava bene: Perkins. Non credo faccia ridere... immagino che mi direte che fa ridere solo per darmi fastidio, quindi andrò dritto per la mia strada come una locomotiva. Non dite che non do retta ai pareri... è che la maggior parte dei miei coetanei, da che ricordo, me li dava per crudeltà, non per costruttivismo. Dicevo? Ah, si. Adam Perkins. Suona bene. Me la caverò dicendo che i suoi genitori erano di York o chissà dove e gli hanno imposto il nome del bisnonno. Bene bene. Funziona.

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