giovedì 6 novembre 2008

L'atterraggio

Ci rifaccio. Da Michael o la Resurrezione, l'inizio dell'atto secondo.

Michael e Belial sono atterrati in un luogo buio, dove non si distingue niente. La luce dell’aurora che avanza rivelerà a poco a poco un albero non troppo alto, una strada, alcuni grattacieli e una favela in lontananza. Siamo in aperta savana, a occhio e croce tra Ruanda e Malawi, o dovunque si voglia.


MICHAEL Che posto è questo?

BELIAL Non ne ho idea.

MICHAEL (confuso) A rischio di smorzare il mio iniziale entusiasmo, dirò che forse potevamo scendere di giorno.

BELIAL (seccato) Quando siamo scesi ERA giorno, caro mio. Ma io e te voliamo molto lentamente, e questo pianeta ha la dannata abitudine di ruotare su sé stesso. Roba da matti, trovarsi al buio a neanche duemila metri di altezza. Abbiamo dovuto planare quasi da fermi per ore. Rischiavamo di finire in mare. Ho i nervi a pezzi.

MICHAEL Rilassati. Volare piano ha i suoi vantaggi. Pensa se andavamo a sbattere contro qualcosa.

BELIAL Quanto ci mette il sole a sorgere? Vorrei sapere dove siamo.

MICHAEL Sorgerà quando sarà il suo tempo. Sei nervoso?

BELIAL Io? Macché.

MICHAEL Perché giri in tondo?

BELIAL Ispeziono i dintorni.

MICHAEL Ma finché giri a un metro da dove sei, cosa vuoi ispezionare?

BELIAL Oh insomma, uno va per gradi.

MICHAEL Dovresti andare a tastoni. Se cammini in avanti piano, con le mani dritte davanti a te, riuscirai a…

BELIAL (isterico) HO PAURA DEL BUIO, va bene?

MICHAEL Chiedo scusa.

BELIAL Ma dico, tu non hai paura di niente?

MICHAEL Te lo dirò quando proverò paura. Per il momento, che può farti un po’ di buio? Dai, vediamo un po’ che c’è. Dovrei riconoscere qualcosa, visto che dall’alto lo vedevo sempre.


va a tentoni. Belial lo imita.


Qui c’è un albero.

BELIAL E qui delle sterpaglie.

MICHAEL C’è una striscia, qui sotto, di terra battuta. Non ci cresce niente.

BELIAL Dev’essere una strada. E neanche troppo recente.

MICHAEL In che occasione sei già stato qui sulla Terra?

BELIAL Saltuariamente, e per poco tempo. In genere volo ad alta quota, scendendo rapidissimamente per non essere visto. Così raccolgo begli oggetti per la mia collezione.

MICHAEL Ti sei spinto più in là di me. Io guardavo e basta.

BELIAL Bè, non è che io interagissi. Devi pensare che per me tutto è sconosciuto. E poi per arrivare qui di solito ci metto dei mesi, da dove abito; e non ho molta voglia di mettermi a chiacchierare col primo umanoide che incontro. Ci si stanca, a volare nello spazio.

MICHAEL Dunque, quando sei stato abbandonato, non sei stato messo sulla Terra.

BELIAL Eh, no. Sono finito nel posto che più di tutti nell’universo somiglia all’Inferno.

MICHAEL E dove?

BELIAL Guarda lassù.


e gli indica un punto nel cielo stellato.


MICHAEL Quella stella così luminosa?

BELIAL Esattamente. Quella è Venere, la mia casa.

MICHAEL Abiti su una stella?

BELIAL No, su un pianeta. Ruota attorno allo stesso sole della Terra, ma è troppo vicino ad esso. Un postaccio inabitabile e malcresciuto, dove per millenni ho vissuto credendolo l’Inferno.

MICHAEL Quindi non hai nostalgia di casa.

BELIAL Chissà. Tu?

MICHAEL Per niente. C’ero rimasto troppo tempo. Qualcosa doveva cambiare. Non voglio più neanche pensare a quel luogo freddo e inerte.

BELIAL (lucciconi) Esagerato. Invece io penso che, con qualche correzione, il mio Venere diventerebbe un pianeta come dico io. Giardini, foreste, mari, valli…

MICHAEL Avresti potuto farlo? E perché non l’hai fatto? Ora non saresti qui a lamentarti.

BELIAL Bof… Non ne ho mai avuto l’occasione.

MICHAEL …non ne hai mai avuto voglia, pigro che non sei altro. (guardando in alto) Guarda come si vede meglio, ora.

BELIAL Si. È spuntato il sole.

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