domenica 2 novembre 2008

Pile

Un giocattolo orribile mi ha strappato gli occhi. L'ho scovato su You Tube, mediante un blog. Cercare di immaginare. E' un triceratopo di pezza, robotico, con due occhi da cerbiatto, che si muove da solo, apre la bocca, trangugia foglie e barrisce. Ed è grande come Laura.
Normale, direte voi. Magari un po' burino. Ma a me ha scatenato qualcosa di informe. 
Perché dare vita a qualcosa che è morto? Mica si può illudere un bambino che quel triceratopo si muove di sua volontà - mica lo si può foraggiare con le inutili fantasie di una corresponsione affettiva. Quel coso è una macchina e non ama nessuno, è stato programmato, è un pezzo di nulla che si muove. E' prigioniero del suo non esistere.  L'animale a cui fa riferimento non c'è più, sulla Terra; cercatelo nelle foreste, sulle colline; non lo troverete. Non lo vedrete mai. Tutto ciò che avete in mano sono pile ricaricabili. Forse per un secondo d'infanzia uno può credere che il suo amico di pezza sia vivo. Poi lo guarda che sbatacchia la bocca e lo fissa con i suoi dolci occhioni di vetro. E vede l'orrore della sua non vita. Realizza all'improvviso che il suo amichetto non lo ama, che non c'è nessuno vicino a lui - che è solo, e la sua fantasia - che da sola ha dato vita al suo compagno di giochi - non più è sufficiente ad appagare il suo desiderio d'amore. Le cose non possono essere vive. Sono materia inerte, fredda - un bambino fa quel che può, ma restano materia inerte, e puoi dargli tutte le foglie che vuoi, non ti darà mai un ricambio. Perché una mostruosità del genere?

[un dubbio. Ci avrò messo un po' del mio? Il commento di Laura fu: "Giulio, sono GIOCATTOLI."]

Nessun commento: