domenica 16 novembre 2008

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Quando mi sono tuffato nel vortice della musica barocca avevo 12 - 13 anni, e tutti gli autori che ascoltavo mi sembravano più o meno simili.


Come la storia delle icone russe: sono tutte uguali? No: se le studi per quei cinque o dieci anni, ti sembreranno tutte diverse. La creatività evidentemente si esprime su più livelli. Bene, adesso, quando sento un concerto grosso di Locatelli, sento benissimo che non è Corelli. Tutta l'invenzione melodica che vuoi, non ti annoia mai, virtuosismo molto orecchiabile: per carità. Ma Corelli ha un respiro diverso. E' più moderno. Quando Locatelli spara una delle sue progressioni cromatiche, o modula e rimodula i suoi liquidi, garbatissimi passaggi negli Adagio, tutt'al più avverti una sensazione - forte si, ma generica - di eleganza, ordine, senso. Corelli ti dà tutto questo; in più, colora la sua musica con emozioni molto più definite; sentendo i suoi concerti grossi, ristagnano nella testa sensazioni di amarezza, malinconia, luminosità. Siamo a metà strada, e il traguardo è Vivaldi, che è capace - con un banalissimo temino, due o tre passaggi, una progressione qui e lì - di strapparti il cuore, lontano da ogni genericità di approccio.

(il quadro è di Francesco Guardi: Paesaggio Fantastico)

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