lunedì 22 dicembre 2008

Gli impossibili

Quattro anni fa mi parlarono di una persona che era un romanzo. Girava per il Galvani, ciondolando tra il suo passato e i casini del presente. E mi dissero: "E' talmente intelligente. Ma è troppo diverso da te, adesso." Io però volevo conoscerlo. Ho aspettato che lui cambiasse, che io cambiassi. Quando ho potuto parlargli, ho misurato le parole. Ora lo conosco.

Tre anni e mezzo fa ebbi il sinistro sospetto che una persona cui cominciavo a volere davvero bene non provasse per me altro che il piacere della tortura. Ma mi dissi: non cedere, abbi pazienza, lascia passare il tempo, e vedrai con chiarezza. "Perché l'affetto non va risparmiato - e cosa vali tu? Cosa sei tu? Puoi forse permetterti di staccare a casaccio quell'affetto che mendichi come un cane? Devi aspettare, e capirai." Aspettai. Ora io e lui siamo amici.

Tre anni fa vidi una persona in un'aula universitaria. Vidi la cortesia che, prudente, non si concedeva a chiunque; le maniere calibratissime, gli occhi che non erano finestra su niente - ma vidi la brillantezza, la vivacità, lo stupore degli altri. Mi dissi: devo, devo diventare suo amico. E mi impegnai. Ora lo sono.

Due anni fa capii che una persona non sarebbe mai diventata mia amica, se non avessi fatto più passi di quelli cui ero abituato. Diedi via libera a tutto il bisogno di amore e di amare che porto dentro di me, povero feto che non nascerà mai: mi impegnai per farle capire che non me ne sarei andato. Ora siamo fratelli.

Sei mesi fa sentii parlare di una persona che non era di questo mondo. Eravamo in macchina in mezzo alle montagne, e veniva da non so dove una nuvolaglia dorata. Troppo in alto - particolare - inimmaginabile. Mi si accese un campanello. Ad una cena l'ho vista. E dissi: "Se è davvero così preziosa - se è quella persona - io devo parlarle." Così, mi sono messo all'opera con lentezza, nascosto. Ora le parlo.

Io le persone - certe persone - le voglio. Contro ogni verosimiglianza, carattere, praticità. Le voglio quasi alla disperata. Non fatemi perdere tempo con schemi di amore, amicizia, conoscenza, carne, rispetto. Ho bisogno di loro e basta. Le cerco con l'idealismo imbecille di un bambino, come una stellina, appesa lì da sola in un firmamento di ghiaccio, che cerca nella tenebra nera altre stelle, troppo lontane, troppo fredde, per poter sapere che star lì ha senso. E quando non mi vengono incontro spontaneamente, devo averli, devo avvicinarmi a loro. Per questo mi sono ridotto al ridicolo, alla miseria, al deserto della solitudine. Per questo, spessissimo, ho fallito - e fallirò. Ma alcuni...

...li ho raggiunti!


[...È il ristoro dell'anima mia; in sentieri diritti mi guida.]

4 commenti:

Anonimo ha detto...

...ma hai pur sempre due forbici al posto delle mani, Edward.. stai attento.. non puoi mai abbassare la guardia, quando sei con loro! STAI ATTENTOOOOO!!!

Quel delle terre d'Ennio... ha detto...

mi è piaciuto particolarmente l'explicit da buon salmista....ahahahah
magari se ciò che hai scritto lo dicessi alle persone direttamente interessate le renderesti felici....
e cmq.....impossible is nothing...o quasi....

acquadifonte ha detto...

Il bisogno di dare amore e di riceverne, spinge le persone a cambiare, a migliorare, a camminare verso dirazioni nuove, per accorgersi ad un certo punto che ci sono anime che procedono silenziosamente insieme nonostante il tempo spesso anacronistico e gli spazi dispersivi. Loro sono i nostri affetti.

Il post è bellissimo.

Hap ha detto...

io...
io...
io...


l'ineffabilità regna.