sabato 31 gennaio 2009

Lexis arcaica.

Mi stavo rileggendo. In particolare, l'inizio del Don Farnace. Oh, avevo tredici anni, ma quante cose sono rimaste simili, o vengono riconosciute invece per la totalità del loro cambiamento.


"Il sole era allo zenit in quella scarsa pianura desertica.

Imponenti massicci montuosi, aridi e spogli quanto puntuti, isolati nel bel mezzo di uno scenario veramente deprimente, si stiravano quasi a toccare il cielo azzurro, in un desiderio inappagato di altezza. 

Rocce e sassi, sabbie e polveri giacevano da innumerevoli millenni al suolo, battuti da uno dei soli più cocenti della Galassia; un sole la cui corona emetteva fiammate alle quali corrispondevano sbalzi di temperatura a volte insopportabili. L'astro, una supergigante luminosa rossa come poche se ne vedono oggigiorno, si prendeva crudelmente gioco di quel complesso roccioso che non aveva i mezzi per competere con lui."


Notate solo quanto esagero sempre tutto. Non un deserto, ma una scarsa pianura desertica. Non rocce, ma disperate masse di roccia il cui desiderio di crescere le ha portate ad altezze vertiginose ma le ha frustrate per sempre, perché il cielo non si raggiunge mai. Cielo che, tra parentesi, è azzurro: come dire che un nome senza aggettivo è scandaloso, un nome deve avere a lato il sidecar dell'aggettivo, anche a costo di banalizzare l'intera coppia: e siccome ero epico e trasfigurato, erano pochissimi gli aggettivi che andavano bene con i nomi, e tutti orrendamente generici (tipo 'terso', 'bianco', 'gelido', 'piatto'). Notate come non riesco a far passare l'idea di 'deprimente' senza dirlo esplicitamente: grave errore del principiante. Il sole è il più cocente dell'universo, le sue fiammate e il calore sono insopportabili: sempre l'estremo, sempre il massimo, l'incredibile. Le rocce sono accompagnate da sassi, le sabbie da polveri: un nome non è mai solo, è sempre inscritto in un sistema di nomi connessi per parallelismo o chiasmo, e polisindeto rigorosissimo. All'epoca, come anche ora, curavo la punteggiatura in modo maniacale: la grande, ariosa frase razionaleggiante di descrizione cominciava, faceva una pausa con un punto e virgola, ricominciava puntualizzando o passando oltre, pausava di nuovo con due punti, e finiva con il punto fermo. Altra cosa curiosa: punto e virgola e due punti potevano equivalersi nella funzione, cioè essere puri allotropi, significare entrambi una sospensione non netta. Che razza di strane intuizioni grammaticali dovevo avere.

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