mercoledì 28 gennaio 2009

Lingue inutili

Mentre studiavo la differenza tra lingue flessive, agglutinanti e isolanti, e sbavavo sul mio libro di Linguistica Storica come di consueto (con i libri con cui studio, e non solo, ho un rapporto molto intenso), mi è balenata in testa una riconsiderazione sul mio rapporto con le lingue. A me piacciono le lingue, o sono un'ameba capace di arrabbiarsi con un eschimese perché non parla un buon italiano?

Perché si, è vero che sono felicissimo di sprofondarmi in greco e latino; è vero che ho guardato con avidità il sanscrito, l'etiopico e il tagico, mi sono tuffato nell'accadico, e ultimamente mi hanno incuriosito il frigio, l'ittita, il birmano e il somalo; ma il francese, il tedesco, l'arabo, il cinese e lo spagnolo? Che fine hanno fatto le lingue vere - vive - utili?

Probabilmente hanno fatto la fine di tutti quei suggerimenti finalizzati che ricevo, e non solo io, dal mondo esterno. Ormai ci riempiamo tutti la bocca con questa cosa che le lingue sono una ricchezza, e che bisogna impararle per forza buttandosi trent'anni in un paese straniero, e che in tempi come questi bisogna sapere almeno sei lingue, e non è che studio cinese perché mi piaccia, ma sai, nel mondo di oggi, e bla bla bla. Una mia limitata conoscente non ha temuto di affermare, dall'alto della sua esperienza del mondo (che mi sbatte sempre in faccia), che entro tre generazioni l'italiano verrà sostituito dal cinese.

Ok: più mi ricordate che certe lingue sono un dovere, più io mi determino in direzione opposta e mi tuffo - che ne so - nel ramo occidentale di una defunta lingua semitica, per pura libidine di apprendimento. Datemi lingue, strane, esotiche, non molto parlate, magari defunte, magari modificate nei secoli, magari solo scritte: allora risveglierete il mio interesse. Perché si, una lingua apre la mente, ma tutte le lingue potrebbero potenzialmente aprirla, e non è che solo perché Racine non era somalo, il somalo passa in serie B.

A conti fatti, so due lingue vive e tre morte. Le prossime lingue che eventualmente io volessi imparare avrebbero eguale probabilità di essere morte o vive: il criterio sarebbe la mia curiosità. Ma non è un problema, per me. Lo diventa quando le minacce dell'esterno cominciano a disturbare il mio futuro, e non solo il mio - e non sono solo le lingue che non so, a disturbarmi: fondamentalmente lo stipendio che non avrò, il rispetto che non meriterò, il lavoro che non mi daranno. E non siate scorretti ricordandomi che i soldi, per me, rischiano di essere un bisogno relativo; sappiamo tutti che non è bello campare con i soldi degli altri, anche se sono i tuoi genitori; non avrei vero rispetto di me stesso, se non lavorassi.

1 commento:

Stephanie・ステファニー ha detto...

Allora qualche spunto di riflessione da parte mia :)
Ci riempiamo la bocca di "le lingue sono una ricchezza" non è la stessa cosa di "in questi tempi bisogna saperne 6 e io studio cinese perchè sai nel mondo di oggi".
Difatti come tu stesso affermi, studiare una lingua perchè ti apre la mente, o studiarla perchè papa' e mamma ti hanno detto che con cinese farai carriera, è fondamentalmente diverso. Il problema è che col futuro del cazzo che pare avremo (disoccupazione, lavori di merda nonostante la laurea etc), sembra che NON CI POSSIAMO PIU PERMETTERE DI STUDIARE COSE CHE CI ARRICCHISCONO E BASTA.
Le lingue non sono un dovere. Piuttosto e' diventato un dovere studiare solo roba UTILE. Marketing, economia, contabilità, finanza. Queste sono le cose utili. (E' una presa, io la penso in modo vagamente piu' complesso)Le lingue? Al massimo alcune possono essere utili, a seconda del lavoro che svolgerai. Ma 1 sapere le lingue non da' un lavoro automaticamente. A me nessuno srotolera' un tappeto rosso perchè ho fatto inglese e giapponese, te lo posso assicurare e non entro nei dettagli. 2, se dici "piu' mi dite che è un dovere, piu' io vado nella direzione opposta", dai un po' l'idea di fare i capricci ma cosi non è, quindi qual è il motivo vero?
Comunque sia, il fatto "non è un problema per me, fintanto che le minacce dall'esterno non cominciano a disturbare il mio futuro" lo capisco ma forse non sta in piedi: imparando l'inglese o cinese che sia non hai risolto niente: se vuoi fare il filologo il cinese non ti serve giusto? E allora a chi ti dice (o dice semplicemente) al giorno d'oggi bisogna sapere 6 lingue rispondi è una stronzata al giorno d'oggi bisogna essere bravi e specializzati ognuno nel suo ramo e avere un sacco di culo. E che cazzo. Se no tutti i laureati di lingue avrebbero un lavoro (bwahahahahaha). E non per fare la vittima, ma io arrivata dove sono sai cosa mi dicono? Finita l'era del "bisogna sapere le lingue!" Dicono "LE LINGUE NON BASTANO!" (-.-')
Quindi sintesi te fai quello che devi fare e lascia perdere il resto.