giovedì 12 febbraio 2009

Giro di boa

Credo che la persona che sono ora un po' si debba a cambiamenti che sono sorti spontanei lungo il cammino che ho fatto e sto facendo tuttora, e un po' a miei volontari cambi di rotta. Di tanto in tanto la mia pigrizia cede il passo a un delirio mutaforma. Il più delle volte sono piccoli cambiamenti di abitudine, per cui nessuno ci fa caso. Ma c'è stata una volta che, a mio parere, è stata decisiva.

Sono arrivato a quindici anni senza fare particolare attenzione a quello che succedeva all'esterno. Vedevo la gente a scuola, tornavo a casa, ed era come se non esistessero più. Ricomparivano il giorno dopo come dal nulla. L'estate era come se il mondo si svuotasse di tutti i suoi abitanti meno io e i miei. I miei coetanei si vedevano, facevano amicizia, uscivano, si conoscevano; io a malapena sospettavo che succedesse; e quando me ne rendevo conto, non avevo idea di come introdurmi nella cosa, e, ad essere sinceri, poca voglia. Non conoscevo nessuno. Non è che fosse solo timidezza, o paura, perché me lo ricorderei; era proprio distrazione. Non ci facevo caso. Pensavo che fosse normale il fatto che sì, ci vediamo a scuola, poi spariamo, poi ricompariamo, come se ognuno avesse una sua fase lunare e dovesse nascondersi a tutti per un po'. Anche le rare volte che uscivamo, tornavo a casa e li dimenticavo, e non pensavo ad invitarli a casa mia o a telefonargli. In compenso, tendevo ad attaccarmi morbosamente a due o tre persone che mi stavano particolarmente a genio in quel momento.

Ma per uno come me, che tarda a capire, però coglie gli indizi, la fine era vicina. Orecchiavo già da un po' che esisteva, fuori del Galvani, una vita sociale che non mi comprendeva. Ma mi confortavo con le briciole di pane che mi davano in classe, perché non avevo voglia di approfondire alcunché. Tanto, era difficile che trovassi qualcuno che volesse e potesse comunicare - e non è facile gestire l'alienazione quando hai quindici anni. Un pomeriggio andai a far visita ad un ex compagno delle medie con cui avevo avuto, per qualche mese, una certa dimestichezza - ovviamente, appena uscito dalle medie, era sparito, per me. Facemmo due chiacchiere. Era molto più cresciuto di me. Fumava già le sue brave canne, beveva, vedeva ragazze, aveva amici con cui uscire il sabato sera, e me lo metteva davanti con spavalderia. Alla parete della sua stanza era appeso quel famoso cartello che girava anni e anni fa, in cui stava scritto che l'alcool elimina sì le cellule del cervello, ma solo quelle deboli e malate, e quindi più bevi più hai il cervello in efficienza. Io ero - e sono - astemio. Proprio quello che serviva per deprimermi: la furba confidenza col mondo di un adolescente ben integrato. Inoltre mi faceva domande sulla mia vita, su con chi uscivo, e io proprio non sapevo che rispondere. Ad un certo punto saltò fuori che il sabato sera tendenzialmente stavo a casa, e questo lo fece ridere molto. "Il sabato sera? Naaa!, che depressione. Io se non trovo nessuno con cui uscire il sabato sera, mi intristisco. Cerco a tutti i costi di farlo. Sennò sai che noia."

Tornando a casa, ebbi vergogna di me stesso e della mia inerzia maledetta. Cos'ero? Niente. A quindici anni vivevo una vita che era un decimo di quella di un qualunque mio coetaneo. Non conoscevo nessuno e non sapevo nulla. Avevo fatto persino un corso di teatro, che diamine, di gente nuova ne avevo conosciuta, però non ci uscivo. Erano scomparsi tutti dopo lo spettacolo, non li avevo più cercati. Bisognava che qualcosa cambiasse, e subito.

Uscire il sabato sera. Era il simbolo di tutta la mia età. Sfruttare il giorno libero per stare fuori la serata. Così maledettamente semplice. Eppure io non lo capivo, e stavo a casa quando gli altri uscivano e si conoscevano. E quanti dovevano avere riso di me senza che io lo sapessi, perché non uscivo. E quanti mi avrebbero giudicato malissimo, con disprezzo, se avessero saputo che non uscivo il sabato. Ah, questo no. Non potevo permetterlo. Non si doveva assolutamente dare agli altri spago per isolarmi ancora di più. Così dichiarai guerra a me stesso. D'ora in poi, mi ordinai, tu ogni sabato sera che Dio manda in terra USCIRAI. Non importa con chi. Non importa se ti sta simpatico o no. Non importa che tu ne abbia voglia o no. Tu uscirai il sabato sera: TUTTI i sabati sera. Siccome hai voluto fare lo schizzinoso, ti punirò facendoti uscire con gente di cui non ti frega nulla, perché potevi trovarti gente simpatica, ma non l'hai fatto: e ora ti prendi quel che passa il convento. Siccome cominci solo ora, ti punirò con la frequenza obbligatoria: se manchi solo un sabato sera, e non sei inchiodato al letto malato, io ti darò l'inferno della colpa e della solitudine, tutto quello di cui sono capace.

Agii. Già da martedì mattina cominciavo ad aggirarmi per la mia classe tentando di trovare qualcuno che mi gettasse un po' di carne andata a male, qualche monetina, una gomma da masticare. Sventolavo il mio cappello logoro in cerca di pietà. E l'ho pure trovata. Non ricordo più niente di quelle sere passate con gente con cui mi annoiai e mi annoiai e mi annoiai ancora. Ricordo solo il senso di trionfo, di serenità - non di felicità - che ricavavo quando tornavo a casa: avevo eseguito gli ordini: non sarei stato punito. A forza di cercare, trovai qualcuno con cui uscire che non mi annoiasse; il resto lo sapete. E come uscire divenne un fatto naturale, allora ritirai l'ordine a me stesso, e mi concessi un po' di spontaneità.

Fino al prossimo ordine, almeno.

10 commenti:

Chiara ha detto...

Ammonizione. I tuoi post sono veramente troppo lunghi. Capisco sia un modo per definire ancora una volta la tua stretta cerchia di amici fedeli, una prova di rapporto, ma per l'Amor di Dio! Non si può!

E io che vorrei così tanto farmi i cazzi tuoi mi ritrovo infinite righe sullo schermo, non posso mica diventare gravemente miope a vent'anni per le tue paturnie psicologiche?!

Ragazzi, Uniamoci!
Se anche voi preferiste, che ne so, dei post-a-puntata, dite la vostra! Dobbiamo opporci!

(:P)
(che poi lo so che la prendi male.)
(nota1: "Amor di Dio" è un intercalare acquisito dalla sottoscritta dalla sua povera nonna toscana, se preferite, è tranquillamente sostituibile con "Oi Mena", giusto per togliere questo sfondo religioso che poco m'appartiene.)
(Fine delle Trasmissioni.)

hap ha detto...

...ma...ma...ma a me piacciono, lunghi!!
certo, volendo si potrebbe sostituire un post lungo con due o tre puntate che escano a distanza ravvicinata, sarebbe divertente lo stesso!

(è sempre difficile commentare, è per questo che non lo faccio ultimamente!)

Anonimo ha detto...

Anche io ho avuto un periodo abbastanza lungo (e avevo più di 15 anni) durante il quale il sabato sera non uscivo, ma incredibilmente non la facevo tragica... a essere cattivi si potrebbe dire che non c'era nessuno che mi interessasse o divertisse abbastanza. Poi con il tempo ne ho trovati! :)

Willy

P.S. Rimpatriata ex Manzoni?

toppe ha detto...

...idem. Non sai che vittoria è stata farmi invitare in discoteca.
Una rottura di coglioni immensa :D ma era una soddisfazione esistenziale. E giusto ultimamente ho cominciato a selezionare con chi uscire. Forse anche grazie a *qualcuno* che mi ha tirato fuori un po' di aggressività e sincerità nell'ammettere pensieri non strettamente moralistici sulle altre persone.

toppe ha detto...

Ah, sui post lunghi: beh, per quanto mi riguarda un post psicologic-real-personal-esistenziale lo leggerei anche fosse di quaranta pagine; magari le allegorie dinosauresche mi mettono giusto un po' più in difficoltà.
Come vedi, dipende dalle... attitudini di ciascuno...

Red ha detto...

Concordo con "toppe", se ci propini la tua splendida sociopsicopatia, Giulio, possiamo digerire anche un poema di 1800 capitoli, ma se viri sul mysticopaleontologico, io -da parte mia- passo...

hap ha detto...

beh, ovvio, i dinosauri non erano neanche stati presi in cosiderazione!!

emilio neoteros ha detto...

antipatici.

Filippo il mulo ha detto...

Concordo sulla difficoltà quando si parla di dinosauri... :) però si vede che lì c'è un qualche tuo "nodo" quindi continua a raccontarci di questi bestioni mastodontici!

Per me personalmente sono pesanti anche le autoanalisi - come genere letterario intendo - ma mi interessano molto; soprattutto quando si arriva ad una qualche conclusione su se stessi.

Chiara ha detto...

L'ho letto. TUTTO. Parola per Parola. Ogni virgola, punto. Proprio Tutto.

E ora mi aggregherei alla diatriba Post-sociopsicopatologici vs Post-dinosauri World.

Beh, sui dinosauri preferisco stendere un velo pietoso puntellato qua e là di qualche minima dignità, per i Post-Sociopsicopatologici, boh, sarà una mia visione strana del mondo ma, anche se mi diverte molto sapere le tue paturnie e quelle degli altri, io dal canto tuo non lo scriverei mai su un blog super pubblico.
Non tanto per il tema in sè, non è nulla di scandaloso.. mah.. boh..
Si, ok, sono problemi miei, e sto per iniziare un luuuuungo Commento Sociopsicopatologico.

Ecco, forse il problema è proprio questo. Ho troppi problemi.