lunedì 23 febbraio 2009

Il fulmine


Stamattina mi sono svegliato che ero un tuono ingolfato in quattro pareti di una membrana filamentosa, tipo medusa. Mi muovevo medusescamente, fluttuando per l'aria carica di lucine mattutine, e dentro il mio testone privo di neurotrasmettitori - si sa che non ho cervello - brillava il tuono, e il fulmine rideva prima di scaricarsi da qualche parte. Ho perduto due ore di epigrafia romana, rinunciato a quattro ore settimanali di tedesco e strangolato - affettuosamente - Maria Mailadovìa per avermi costretto ad assistere allo spettacolo di Ella, che mi guarda sdegnosa nel suo corpo tubolare di pesce senza mascella e nuota allegramente sfruttando la sua colonna vertebrale - si sa che non ho ossa. Ho inoltre realizzato che Cami mi ridurrà a pezzi la schiena e che una pagina wiki potrebbe strapparmi lacrime di sangue. Tutto il giorno a galleggiare a pelo d'acqua, e senza poterla mordere - si sa che non ho denti. 

Perché deve entrare in azione la Macchina. Giorni, ore, quantità di lavoro da fare, ed incrociarli in una tabella perfetta. Tirocinii, arcadicocipriota, Cavini, Hap, xml. Una volta che la mia mente di medusa avrà abbracciato tutto il da farsi fino al 10 luglio, ecco che le ossa mi spaccheranno la membrana, i denti scenderanno a neri fiotti di sangue uno dopo l'altro enormi, filamenti eterni nuvolosi come cavi di buio e di luce si accenderanno nella mia testa, e il fulmine scoccherà - colpirà - e cadrò a terra per la terrificante salvezza.

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