domenica 8 febbraio 2009

Il sogno

Un pomeriggio, il sole è rispuntato fuori dopo un po' che era nervoso e non usciva mai. Quel pomeriggio, una stessa nuvola poteva essere tre nuvole. Come un transatlantico, una nuvola solcava il mare sopra la mia finestra. E la dorava il sole, scintillante, lassù, dove vedeva il cielo senza nient'altro sopra. E la ingrigiva e la appesantiva la pioggia, nel ventre furioso. E il sereno la sfilacciava e la frustava di bianco su azzurro, di gesso su cielo sgombro, ai confini con altre nuvole ed altri cieli. 

Mi sono addormentato nel mio letto sotto questo cielo, ed ho sognato che andavo in giro, di notte, per strani portici, e città deserte e buie. Era con me ... chi? Forse Hap Collins, sicuramente Francesca D., una ragazza all'università con me. Sembra allegra, parla poco, e nel sogno non sembra fare caso a quello che dico - ma del resto non dico quasi nulla. E andavamo su per una salita, al buio della notte, verso la casa di Maria. A metà strada un terremoto terrificante ci faceva cadere e rotolare giù, e faceva a pezzi la casa in cima alla salita. Io, stremato dal panico, penso che Maria è sola in casa, e magari è sotto un blocco di roccia, e magari la sto perdendo per sempre e sono a cento metri da lei mentre se ne va via per sempre. Strattono Francesca D. - siamo rimasti soli - per correre in su e salvarla, se si può ancora, ma già sono disperato. E poi sono in un altro luogo.

A casa di Hap Collins, ma non è davvero casa sua. E' una stretta camera dalle pareti beige, e siamo insieme in un letto freddo, con una porta a vetri attraverso la quale so che suo fratello cerca di entrare. Gli zii e le zie sono nell'altra stanza, illuminati da una luce spettrale sul tavolo della cucina, che parlano con la madre di Hap e Andrea. Anche nella nostra piccola camera fredda c'è una luce di candela che fa le ombre più spesse e sfilacciate. Qualcuno passa fuori dalla porta e parla forte.

E mi sono svegliato. Era buio anche fuori. Ma ho cercato con le mani e con le labbra, un respiro che dormiva accanto a me, e una realtà che era in fondo migliore del sogno.

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