martedì 17 febbraio 2009

Immaginarseli vivi (1)

Una cosa che molti mi chiedono spesso è come faccio a passare buona parte della mia vita a studiare personalità e scritti di gente defunta. Non che ritengano che sia stupido, ma trovano difficile mettersi in sintonia con questa modo di essere. Bè, è normale. Come potrei rispondere? Diciamo che mi piace immaginarmeli vivi, e capire sempre meglio cos'era la loro vita.

E questo lo permettono discipline come la papirologia o l'epigrafia, per esempio. Non sono tutti dei Senofonte, quelli che mettono mano al calamo. Molto spesso non sanno scrivere benissimo, sono incerti, ripetono le cose, abbreviano, sono irrilevanti, proprio come noi. Proprio ieri dando un'occhiata a un'epigrafe onoraria che un villaggio del Lazio aveva dedicato a Silla ho beccato un grosso errore di flessione:

L. CORNELIO SVLLAE FELICI DICTATORI VICVS LACI FVND.

"A Lucio Cornelio Silla dittatore (dedica) il borgo del Lago di Fondi."

LACI? Ma sarà ben LACVS il genitivo! Argh! Sulle prime mi son detto: branco di fessi; poi ho pensato: dai, succede. Ora so che c'erano delle persone vive che pronunciavano quella parola, perché se non l'avessero pronunciata tutti i giorni non l'avrebbero storpiata e quotidianizzata, e non avrebbero finito per declinarla secondo un tipo di flessione che era più naturale per loro. Dev'essere andata più o meno così:

(lo scalpellino sta lavorando al suo pietrone in una bottega con una grande porta aperta. Panorama: le accidentate verdeggianti colline della Ciociaria. Una bella mattinata di sole)

SCALPELLINO  Laaa laaa laaa.... du - du - duum... un colpetto qui... uno lì... Perfetto.

(entra il decurione del villaggio)

Oh, salve, Lucio Calatino!
DECURIONE  Salve, Novio. Come va il pietrone?
SCALPELLINO  Oh, direi bene. Ho finito adesso di scrivere FUND.
DECURIONE  ...FUND?
SCALPELLINO Si, sta per 'Fundanii'. Abbrevio, se no non mi ci sta nella riga e non posso andare a capo. Non è per nulla elegante e Silla è uno che sta attento ai particolari.
DECURIONE  Dimmi qualcosa che non so. Fa' un po' leggere... 

(trasecola)

...Novio?
SCALPELLINO  Si, Lucio Calatino?
DECURIONE  Novio, tu hai vagamente presente che noi usiamo cinque declinazioni?
SCALPELLINO  Cinque che?
DECURIONE  Novio, tu dove hai studiato grammatica?
SCALPELLINO  Da un maestro greco a Praeneste, Mike 'o sarracino. Ammirevole personaggio.
DECURIONE  Ti sembra un nome greco, Mike 'o sarracino?
SCALPELLINO (colpito) Oddio, non saprei. Non ho capito neppure dove sia la Grecia, in effetti. Comunque mi ha insegnato un sacco di cose di grammatica... tipo il verbio, l'annome e come si fa la focaccia di orzo salato.
DECURIONE (sudando freddo) Come declini lacus?
SCALPELLINO  E dàlli. Cosa vuol dire declinare?
DECURIONE  Si, dai, come esce la parola??
SCALPELLINO  Aah, ok. (rimugina) Fammi pensare... c'è lacus, che lo uso quando voglio dire che il lago fa qualcosa... poi quando dico che qualcosa gli appartiene, dico laci... poi...
DECURIONE  Non laci, Novio, imbecille! Lacus!
SCALPELLINO  Ma è uguale all'altro!
DECURIONE  No che non è uguale! C'è la lunga!
SCAPELLINO  La Lunga? La prostituta giù a Falerii?
DECURIONE  La sillaba, sottospecie di babbeo!!
SCALPELLINO  Le sillabe sono anche lunghe?

(disperazione generale)

[pare, da forti indizi, che la popolazione rurale nei dintorni di Roma avesse perduto la coscienza della durata della sillaba già in età tardo - repubblicana. Per non parlare delle semplificazioni che incorrevano nella flessione dei nomi, della perdita dell'aspirazione incipitaria, della semplificazione dei dittonghi, e via così.]

4 commenti:

Anonimo ha detto...

ma è questione di gusti.. non che siano morti o meno...

quelli che ti criticano usando questo argomento, sono scemi... tutti, per esempio, leggono libri di persone non più al mondo, riuscendo benissimo ad immedesimarsi, emozionarsi, e apprezzare.. il punto è quale di questi individui esprime una sensibilità più vicina alla tua (in senso generico, non tu)... e gente come i latini, o i greci, esprimono riflessioni, e usano linguaggi, che risultano lontani dalla maggior parte delle sensibilità di adesso, tranne certe persone che intendono il loro messaggio per ragioni culturali o familiari...

Quel delle terre d'Ennio... ha detto...

iovine....mi dispiace ma devo dissentire....se tu fossi stato un pò più modesto e scrupoloso non avresti gridato subito all'errore...avresti consultato un buon dizionario di latino ...come ho fatto io di fronte all'iscrizione da te riportata... avresti così letto una cosa del genere " gen. -i, SEN. " .....avresti ora il coraggio di dire che è un grosso errore del caro Lucio Anneo??? sarà una forma alternativa che sicuramente non è razionale per la morfologia normativa...ma evidentemente è abbastanza diffusa se addirittura Seneca la usa... cosa vuoi dire poi con la lunga??
sia la -i gen II che la -us gen IV son lunghe... attendo lumi
cordialmente.

Quel delle terre d'Ennio... ha detto...

no vabbè...ho riletto...la questione della lunga l'ho capita... parlavi delle differenza nom/gen IV...Ok!

Filippo il mulo ha detto...

Ecco, è proprio questo il concetto. Adoro il tuo senso della teatralità perché non racconti una scena, ma la rendi viva, appunto.