venerdì 13 febbraio 2009

Redenzione


A tredici anni sono stato sporcato da un'accusa. Certi conoscenti mi hanno sorpreso nella mia cameretta, mentre praticavo una distratta innocenza; mi hanno trascinato in tribunale ridendo; e la corte ha avanzato il sospetto che io fossi una persona sostanzialmente troppo aliena ed egoista per poter veramente amare.

Ho cercato di difendermi, ma ero muto, a quei tempi, e i miei avvocati mi disprezzavano. Fui condannato con formula piena; con un'aggiunta: che non ero neanche in grado di suscitare un affetto profondo, per la mia eccessiva stranezza.

Ho scontato cinque anni di galera. Fui scarcerato per qualche mese a sedici anni, per aver tenuto una condotta umile ed affettuosa; ma finii dentro di nuovo, dopo due settimane in Inghilterra, per aver creduto di potermi armonizzare con qualcosa che non fosse una brughiera di notte.

A diciotto anni sono uscito, perché qualcuno mi ha detto qualcosa che dimostrava che le accuse non erano più attuali. Nessuno dei miei conoscenti ci ha creduto, ma il tribunale si.

Sapete cosa fate, quando mi dimostrate che conoscete il mio affetto? E che potete ricambiarlo, senza volermi correggere?

Mi redimete.

5 commenti:

hap ha detto...

(solo x dirti che mi sono precipitata a leggere. Poi ora vado a letto, medito sulla questione e ti commento sul serio quando non ho la ridarola da sonno e da happiness del sabato sera)

Filippo il mulo ha detto...

Tu hai ragione Giulio. Parola per parola.
E mi dico che ho torto io, quando voglio correggere gli altri. A volte mi succede.
Ma il mondo non è sbagliato. Il mondo è quello che è. Semmai siamo noi ad essere sbagliati; siamo quasi sempre noi.
Eppure, più voglio bene ad una persona e più sono duro con lei: perché a quella persona io tengo, e per questo mi dispiaccio nel vedere le sue potenzialità - le cose di se stessa in cui può migliorare - sapendo che posso fare qualcosa, se poi non lo faccio. Per il suo bene, ovviamente.
Se poi di una persona non mi interessa, beh, allora può fare quello che vuole. Non sono il Messia e non devo salvare il mondo.
Mi rendo conto che per nessuno è bello sentire che un altro ti sta correggendo, ti sta migliorando; e un rifiuto a questo è più che comprensibile: ma mi rendo conto anche che, se fatto in pieno altruismo, è il dono più grande che si possa ricevere da un'altro essere umano.

hap ha detto...

ego te absolvo.

dai fantasmi della tua mente, essenzialmente. dai burattini che usi per dare un volto al malessere, per incasellare il caos. io, giudice della corte suprema, tribunale delle follie, decreto la tua innocenza, perchè ciò che è fatto è fatto, e tornare indietro nel tempo non cambierebbe nulla -solo, vedresti le cose al contrario. perchè l'affetto è intangibile e ineffabile, perchè nel regno dell'afasia tacere è la difesa migliore.

perchè sono le nove di domenica mattina, c'è il sole, e tu non hai bisogno di redenzioni.

toppe ha detto...

...E' una cosa difficilissima, dire a un altro cosa dovrebbe fare/essere. Capire quando è giusto e quando no; quando le potenzialità non espresse sono davvero le sue, e non quelle che noi vorremmo avesse.
Forse un requisito per poter consigliare è conoscere molto bene se stessi: sapere cosa in genere ci si aspetta dagli altri, per potersi "sgamare" quando si sta solo tentando di manipolare l'altra persona.

Certo, è molto facile astenersi dal correggere per vigliaccheria, e spacciarlo per umiltà ("io non so qual è il tuo bene") o rispetto della libertà ("la vita è la tua").

Forse il punto che fa la differenza è l'affetto. Si capisce, o si dovrebbe capire, quando uno ti giudica perché ti vuole bene, o per soddisfare la propria presunzione.

Anonimo ha detto...

eccezzionale Ila...

come solo certi tuoi ragionamenti, quando sei in giornata, possono essere.

Meglio di qualunque altro commento in questa pagina

..ci vediamo in Sardegna...che è, se non erro, di poco più grande della Sicilia..!