martedì 3 marzo 2009

Il limbo

Immaginate un luogo dove tutto è buio.

Al centro di questo luogo, un quadrato abbastanza largo pare emettere una debole luce spontanea, come un neon mezzo rotto che tarda ad accendersi in una cantina odorosa di vino e calcinacci, e quando si accende voi non credete nemmeno per un istante che sia giorno fatto. Cos'è il giorno, la luce che permea tutto lo spazio, lo intuite da quel poco che passa per la grata sul soffitto della cantina, e avete il senso - sfiancante - di una realtà dove la luce è naturale e supremo punto di partenza, saturazione di ogni atomo. Ogni giorno, Virgilio, mentre passeggia per la sua cantina illuminata al neon che è il Limbo, pensa al Dante che ha spedito lassù, dove c'è solo luce e la luce è unica dimensione dell'essere, e pensa a quanto è ridicola quella sua mortuaria cultura classica senza la potenza vitale e ultravitale del vero Dio.

Bene, se c'è una cosa che nella mia vita ho sempre cercato di fare, è di acquisire nuove conoscenze, perché di fatto mi sento sempre come uno del Limbo che di per sé possiede un po' di luce, ma una schifezza in confronto a quell'orgia di soli uno sull'altro che deve essere lo Stadio Ulteriore di Conoscenza, quando le cose sono chiare e il mondo è comprensibile. Ho dei limiti, superati i quali sento che potrei accedere alla vera comprensione delle cose. Preso dallo sconforto per la mia lucettina, cerco di fare il passo superiore verso la vera luce. Così a tredici anni sentivo che mi mancava: la musica, il greco, saper recitare, la storia dell'arte, la letteratura; e presi a farne incetta. Una volta ottenuti, a diciotto anni, ne ho visto subito i limiti. Sapevo cantare così così, ma di armonia non sapevo nulla; sapevo tradurre bene, ma non ero padrone del greco; ne sapevo di storia dell'arte, ma non sapevo commentare un quadro; sapevo fare un paio di parti discrete, e poi niente; avevo letto parecchie cose, ma me ne mancavano troppe. Di nuovo, la luce non era quella che dicevo io. Non tutto ho potuto migliorare, e molti obiettivi rimarranno a guardarmi con gli occhioni lucidi. Altre conoscenze intravedo, che potrebbero dare alla mia vita quella vera, autentica luce: il sanscrito, il tedesco, il francese, la filosofia, l'armonia, la calligrafia, la linguistica, il saper scrivere per il cinema o la televisione; e non le ho, e tento di averle, gradino dopo gradino, compromesso dopo compromesso, fallimento dopo fallimento. 

E mi sembra sempre di fare troppo poco, e di stagnare sempre nel Limbo.

3 commenti:

adelaide_the_president ha detto...

come sono d'accordo con te. anche io vorrei sapere tutto, fare tutto. davvero.
ieri ho cominciato a prendere lezioni di canto!

Anonimo ha detto...

..e allora cresci un altro pelo. E poi esci veramente dal limbo...! Quando smetti di sognare d'improvviso, e con un po' di malinconia, ti rendi conto che non puoi raggiungere una conoscenza soddisfacente, che in realtà non esiste proprio la comprensione finale delle cose, né, di conseguenza, le persone che la posseggono, che il senso di insodisfazione è in realtà fine a sè stesso, e non giustificato da una reale possibilità o necessità di conoscere tutto, e che in realtà non è altro che una risposta immatura al desiderio di uscire bene al confronto con gli altri. Esci dal limbo quando invece ti accontenti, e provi serenamente a fare e sapere quello che puoi partendo dalla tua personalità, dalle tue capacità, e dall'ambiante in cui ti trovi a circolare. Secondo me

Anonimo ha detto...

Con la "scusa" di non sapere nulla... andrà a finire che saprai tutto! Guardati attorno: quante persone hanno una cultura ben sviluppata e poliedrica come te?? Con questo non voglio però dire che tu debba fermarti qui: è davvero ammirevole come tu abbia sempre voglia di buttarti in nuovi mondi, sviluppare nuove conoscenze! Ma non disdegnare quello che già sai perchè fidati: è un bagaglio notevole!

Un abbraccio,
Willy (o saltuario anonimo 2... ok Spino?)