sabato 14 marzo 2009

Parrucchieri

Nel distribuire volantini in una grigia ma calda giornata di marzo, ho avuto l'intuizione. Nelle precedenti volantinate era rimasta a livello casuale, ora emergeva con la potenza della teorizzazione. Distribuiamoli dai parrucchieri, nelle pizzerie da asporto e nei bar. Si, perché: primo, ci vanno tutti; secondo, ce ne sono ventimila nello spazio di pochi metri; terzo, non ci sono molti altri posti dove ficcare volantini. Non che non ci abbia provato, eh. Però la Chiesa era serrata, Eunice Shop non aveva spazi liberi, e neanche la cartoleria. La tattica è ormai standard. Suono il campanello (non esiste che tu entri liberamente da un parrucchiere, la porta è sempre chiusa), sorrido e sventaglio con calma il mio pacco di volantini davanti alla faccia della commessa o del commesso più vicini a me. Essi mi guardano con sentimenti contrastanti, che oscillano dallo smarrimento alla seccatura, alla disperazione, alla curiosità, allo spavento, all'odio feroce, alla cortesia. Mi apre qualcuno premendo un pulsante nascosto sotto il bancone e io entro. Mi concedo due o tre secondi per snasare a pieni tubercoli quell'aria calda, luminosa, appesantita da saponi e profumi e chiacchiere sottovoce, arrochita da un phon che è sempre in funzione; ovunque per terra ci sono matasse di lucidi capelli, e le teste degli utenti se ne stanno, bagnate e incollate, ad attendere l'insaponata o l'asciugatore. Tocco la mia testa stanca per la giornata di corsa e l'aria sporca della strada, e un po' rimpiango di non avere, lì per lì, un paio d'ore per farmi massaggiare, insaponare e asciugare i capelli, magari con un libro come si deve in mano. Rientrato nella realtà, dopo un cordiale buonasera, e magari uno scusate il disturbo, domando con la massima sorridenza se posso lasciare un po'n di volantini presso di loro. Non hanno scuse particolari per rifiutare, perché sui loro banconi e vicino alle sedie e agli specchi enormi stanno quintali di riviste il cui titolo principale parla dell'ex fidanzato di Arisa che si lamenta della condotta della sua ex con quello nuovo. I miei onesti volantini sulla rassegna teatrale del Fienile Fluò a marzo - aprile non possono certo abbassare il livello del luogo. La reazione è sostanzialmente doppia: 1. "Prego, faccia pure" 2. "Prego, li lasci a me". Eseguo. Nel primo caso lascio una sbaraccata di roba, nel secondo do pochi volantini. Un barbiere, mentre faccio per uscire, mi fa una domanda inutile, e poi un'altra, e poi un'altra, proprio mentre, dopo avergli risposto, sto per uscire. Così ogni volta mi fermo alla porta e rientro. O è stupido o si sta divertendo. Mi chiede se nell'enoteca su al Fienile si mangia anche salsiccia. Rispondo che non lo so e mentre lui commenta "Ah, lei non lo sa" esco senza voltarmi.

Ad un certo punto, sovrappensiero, entro in un posto dove c'è una sala con molte sedie. Ottima per i miei volantini. C'è un uomo che sembra rassettare il tutto. Gli chiedo: "Scusi, che posto è questo?" E lui mi guarda come se volesse rispondermi "Questa è l'Illiria, signora". Poi però mi risponde ridendo: "Uno studio medico". "Ah, non lo sapevo". "Guardi, è scritto fuori." In effetti, sulla vetrata dello studio c'è scritto a lettere immense STUDIO MEDICO. Chissà perché non le ho viste. "Potrei lasciare dei volantini?" "Di cosa?" "Una rassegna teatrale." "Ah! Il teatro sempre, mio giovane amico."

2 commenti:

toppe ha detto...

Conoscilo. Il tipo dello studio medico.
O almeno inventa la sua storia.

Anonimo ha detto...

Ti prego, dimmi che esiste davvero uno così!!

Willy