lunedì 30 marzo 2009

Riti

Credo di aver passato interi anni della mia vita - scaglionati qui e lì - ad osservare le altre persone in cerca di qualcosa, senza dire una parola. Vero che potreste dubitarne: primo, sapete bene che sono logorroico; secondo, qualcuno di voi obietterà che delle persone di norma non capisco un tubo. Ma io parlo di osservare, non di capire; e sulla stupidità sociale ho già detto quanto era necessario.

Ci sono certi comportamenti che mi lasciavano completamente di stucco. Come a uno cui viene chiusa all'improvviso la porta in faccia - nel momento in cui, in sala, intravedeva una festa.

Ad esempio, al ginnasio, una cosa che le mie compagne facevano spessissimo. Voi capite che a quindici anni le ragazze erano, nel mio cervello, un rebus da sciogliere giorno per giorno; una lingua morta da decodificare; un'eterna arrampicata giù per un abisso erràtico, che cambiava sempre posizione. Ebbene, se era caldo, e una mia compagna voleva levarsi la maglietta di sopra - e sotto aveva una maglietta più leggera, sotto ancora biancheria - faceva l'atto di tirarsela su; ma ovviamente la maglietta sopra sollevava anche quella di sotto, e cominciava a intravedersi uno spicchio di pancia. Tanto bastava perché l'amica di turno tenesse ferma la maglietta di sotto, permettendo alla compagna di levarsi la maglietta di sopra senza esporsi.

Questo rito tra ragazze mi lasciava una doppia amarezza. La prima, più banale: siate generose, lasciateci vedere qualcosa - il resto si ipotizza, ma quantomeno sarebbe bello fondare le proprie ipotesi su un presupposto carnivoro, carnale, carnoso, insomma: visibile. La seconda, più fine: un senso di esclusione. Poter vedere, con interesse ma in fondo senza scenate, le forme - per carità, protette da sguardi troppo profondi - di una bella ragazza avrebbe significato intimità, consuetudine, tranquillità; non sono in gara per conquistarvi, capirvi, possedervi o quant'altro, posso confrontarmi con voi senza ansie e senza dolorosi errori. Posso guardarvi senza violarvi. Soprattutto posso essere accettato da voi e voluto bene. Invece la compagna che tiene giù la maglietta mi dice due cose. Mi dice che non vuole che io guardi la sua amica; la sua amica la guarderà solo chi verrà approvato da loro due, e io devo tenere le mie irriverenze per un'altra sfortunata. Mi dice inoltre che lei, e solo lei, è veramente intima della sua compagna; io verrò dimenticato nel giro di pochi mesi, o verrò considerato con indifferenza.

Così, quando una mia amica all'università ha fatto per togliersi la maglietta, e io con la massima naturalezza le ho tenuto giù la maglietta di sotto, e lei mi ha detto "oh, grazie"...

...bé, mi sono detto che qualche progresso l'avevo compiuto.

4 commenti:

toppe ha detto...

penso anch'io :)

Anonimo ha detto...

hahaha... ma sei passato dall'altra parte..!!! Noooooooooooooo.. non esistono più i giuli di una volta, lo dicevo io

Danai ha detto...

Sei grande Hoolio...
(si DEVI diventare scrittore, e secondo me sono proprio queste tue magnifiche descrizioni di momenti semplici che ti porteranno lontano)
Un bacio GRANDE GRANDE!

toppe ha detto...

concordo anche con la storia dei momenti semplici... potresti puntarci..