lunedì 13 aprile 2009

Crescite autoindotte

Avrei potuto, volendo, vivere un'adolescenza più felice?

Il mio termine di paragone è ovviamente Fabri - ma potrebbe essere anche il buon Leo - i quali hanno vissuto, dai quindici ai vent'anni, un continuo, prolungato e deliziante orgasmo. Sforzandomi, avrei potuto raggiungere il feedback che ricevevano? Se così fosse, ogni singola emozione negativa da me provata sarebbe una colpa da mettere nel libro nero dei rimorsi, una colpa dalla quale non mi libererei mai più, ma che mi urlerebbe in faccia da qui fino alla fine delle mie giornate.

Bè, consideriamo i fatti.

1) Le frequentazioni. Da quando a quindici anni decisi di svegliarmi, mi misi a frequentare più gente possibile: e - non posso negarlo - ho quantomeno visto e parlato con parecchia gente. Lo stesso toccò ai miei termini di paragone. Non è qui la discriminante. Può essere sistemata sul registro, nella colonna 'disgrazie inevitabili', una classe nella quale non ho vissuto un attimo di vera condivisione, a parte rari momenti. Voi pensate che sia irrilevante? Non lo è: è in fondo un piccolo universo, che nei primi anni - perlomeno - insegna ad un quattordicenne spaurito cos'è il mondo (di cui è una versione ridotta e concentrata). Ho visto classi infinitamente più serene e unite della mia, dove personaggi impacciati, buffi o tristi come me trovano una collocazione ed un posto e vengono rispettati ed amati. Nella mia io un posto non l'avevo, e anche crescendo non l'ho trovato, perché la diversità di orizzonti era troppo radicale. Dunque per quanto dipendeva da me ho fatto quello che potevo, e per quanto non dipendeva da me - bé, non posso rimproverarmi.

2) Il carattere. Sono entrato nel mondo con un carattere timido, voglioso di attenzione, moralista, rigido, idealista, tendenzialmente ingenuo e per natura non aggressivo. L'esatto contrario del mio termine di paragone, che era felice. Ed io capivo benissimo che i limiti del mio carattere erano in fondo la causa della mia incapacità sociale: travalicare quei limiti mi avrebbe trasformato. Ma anche lì c'è da discutere. Si può cambiare a comando?

Alcuni pensano di si: se così non fosse, non mi avrebbero esortato a cambiare una volta e non mi loderebbero per il cambiamento ora. La prima volta che qualcuno mi gridò "Cambia!" avevo sette anni. L'ultima volta è stata... direi pochi anni fa. Ma il fatto è che io sono cambiato spontaneamente, nella misura in cui potevo farlo.

La ricetta per essere felice nella mia adolescenza, in mancanza di frequentazioni che si adattassero a me - e la cui esistenza non dipendeva da me - era diventare dominante: dire agli altri quello che dovevano fare, farli ridere, conquistare il loro rispetto. Con questo sistema i miei due termini di paragone si sono guadagnati un'adolescenza dorata ed esaltante. Io ho assimilato un po' dei loro tratti caratteriali; non abbastanza per essere come loro, ma abbastanza per farmi guadagnare un po' di serenità. Oltre non potevo andare: per inclinazioni e carattere non potevo dire duemila cose al secondo senza pensarle, essere sempre sull'onda, inventare sempre una nuova battuta. Ne sono incapace: non vivo pensando ad attaccare e non sono uno che comanda. Cambiare fino a quel punto mi era impossibile. Dunque essere felice così non avrei potuto, e non è dipeso da me non esserlo stato.

E inoltre,

3) Io ho avuto momenti molto felici, nella mia adolescenza. Non tanti, e non frequenti: ma ne ho avuti, e non li ho dimenticati. E così:

- date le premesse caratteriali e ambientali, che erano quelle che erano;
- data la mia capacità di cambiare senza tradire quello che di fondo ero;
- dato che ora so cosa fa veramente un uomo, e cosa di quello che ero ho saputo conservare per diventarlo, e non l'ho abbandonato per un meschino calcolo di ragazzo;
- dato che, in fondo, non è stato un fallimento totale la mia vita in quegli anni;

penso proprio di dichiararmi innocente per aver passato anni non felici nella mia adolescenza.

10 commenti:

Nunzia's ha detto...

Non l'ho letto.

Nunzia's ha detto...

IO SONO IL VOSTRO DIO

Gian Lorenzo ha detto...

AHHHHH CHE PALLE!
L'adolescenza è F I N I T A!
Go for maturità affettiva, Turti!

dyanna ha detto...

Mi piace il tuo blog.I 'm sperando loro nuovi posti

toppe ha detto...

Se così fosse, ogni singola emozione negativa da me provata sarebbe una colpa da mettere nel libro nero dei rimorsi, una colpa dalla quale non mi libererei mai più, ma che mi urlerebbe in faccia da qui fino alla fine delle mie giornate.Sentirsi responsabile della propria felicità può essere una risorsa - perché sei attivo, critico, flessibile per migliorarti - ma anche una condanna, perché ogni fallimento, o presunto tale, ti schiaccia col senso di colpa.

Alla fine ti assolvi, ma solo dopo molte e tormentate righe, specchio di molti e tormentati anni. E forse non ti basterà come assoluzione, continuerai a processarti a periodi alterni, finché non deciderai di mettere in discussione la legittimità del processo stesso.

hap ha detto...

disapprovo.

Soprattutto la parte del se-non-sono-felice-sono-COLPEVOLE.

La Realtà ha detto...

saresti un uomo TU?!?!?!?!
ahahahahahahahahahahahahahahahahah

Hans Schnier ha detto...

.. E poi ero io il rompicoglioni lamentoso ed esistenzialista?

toppe ha detto...

Stavo notando che, quando sono io che posto qualche sfogo psico-lamentoso, in genere raccolgo solidarietà, comprensione o al massimo silenzio.
Tu, giulione, in qualche modo attiri violenza e derisione da parte degli interlocutori (me compresa). Sto iniziando a chiedermi perché. Sei un caso interessante.

Anonimo ha detto...

oh.. piano coi termini di paragone...!! Non era esattamente tutto come lo dipingi ad oggi tu.. Ok, eravamo abbastanza spigliati e capaci socialmente, ma solo perché lo eravamo per culo, e ci sforzavamo di esserlo, non perché fossimo due persone più di tanto tipiche e medie, tali da essere naturalmente al centro della solidarietà dei galvanini, appunto per il nostro naturale uniformarci felicemente alla medietà del modello di quei tempi... stì cazzi!! Eravamo in una classe odiata anche noi due, eravamo di fatto estranei e immersi in una classe di antipatici schernitori anche noi, solo che avevamo le abilità per stare simpatici lo stesso al prossimo, ed essere apprezzati, e da qualcuno perfino ammirati, ma non siamo però giusti come termini di paragone. Eravamo capaci di intrattenere una folla, e farla ridere, fino a farci tante "amicizie", ma restavamo sostanzialmente dei solitari, per la maggior parte del tempo! Tant'è vero che spesso venivamo in quattro gatti da te