giovedì 2 aprile 2009

Hamilcar

[Amilcare, il babbo di Annibale, è tornato a casa sua, un palazzo a Cartagine; e il suo intendente Abdalonim gli fa notare come i Mercenari suoi ospiti gli abbiano sfasciato la casa, prima di fuggire, rivoltarsi contro Cartagine e minacciare di raderla al suolo. Amilcare fa il giro della casa distrutta e derubata, finché...]

"(...) si cacciò tra gli alberi, andando verso il recinto degli elefanti. Quegli animali erano il vanto delle grandi famiglie puniche: avevan portato sul dorso gli avi, trionfato nelle battaglie, ed erano venerati come prediletti del sole. Quelli poi di Mègara erano i più forti di Cartagine; e Amilcare, prima di partire, aveva voluto che Abdalonim gli giurasse solennemente che li avrebbe custoditi con ogni cura. 

Ma essi eran morti a causa delle mutilazioni arrecate loro dai soldati; così che ora ne restavan tre soli, sdraiati nella polvere in mezzo al cortile, davanti alla loro mangiatoia in frantumi. Quei tre lo riconobbero, e gli vennero incontro. 

Uno di essi aveva le orecchie orribilmente spaccate, un altro una larga piaga al ginocchio, il terzo la proboscide mozzata. E ora lo guardavano con aria triste, come di persone ragionevoli; e quello che aveva perduto la proboscide, chinando la testa enorme e piegando i garetti, tentava di accarezzarlo teneramente con l'estremità schifosa del suo moncherino

A quella carezza dell'animale, una lacrima spuntò sul ciglio al Suffeta, il quale balzò addosso ad Abdalonim: "Ah sciagurato! la croce! la croce!" Abdalonim si rovesciò svenuto ai suoi piedi."

Gustave Flaubert, Salambò; cap. VII, pag. 145-146 dell'edizione BUR

Il giorno dopo, Amilcare Barca accetta il comando dell'esercito di Cartagine contro i Mercenari ribelli, che farà a pezzi e costringerà a morire di fame in una valle bloccata, seduto sulla groppa del suo elefante con la proboscide mozza.

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