lunedì 25 maggio 2009

Circolo chiuso

Oggi, mentre andavo a lezione, sono passato davanti al Teatro Comunale. C'era una fila spessa e lunga di musicisti, con strumento in spalla, che non mi arrivavano alla spalla. Un'orchestra di ragazzini.

Non ho indagato sul perché fossero lì (mi pare, un saggio). Ma ho avuto ugualmente di che pensare.

Non è da poco tempo che medito su cosa è stato stare su un palcoscenico. Essenzialmente, essere parte di un gruppo - e passare una giornata come particula di un meccanismo perfetto e regolato al millesimo, dove ognuno conta perché deve contare l'insieme.

Un'orchestra non è poi tanto diversa. E' addirittura meno individualista. Si è lì, in centinaia, e ognuno produce musica regolato dalla bacchetta di una mente collettiva. Per due o tre ore questi ragazzini, un giorno, sera dopo sera, rinnoveranno una partitura, ciascuno con il suo piccolo apporto - e il risultato finale sarà merito di ognuno di loro.

Com'è stato che, nella mia vita, io, che più di ogni altra cosa ho desiderato stare insieme e in armonia col prossimo, mi sono buttato anima e corpo in un mestiere, la scrittura, che è il più individualista e misantropo di tutti o quasi? Cosa sarebbe stata la mia vita se una sera su due io suonassi in un'orchestra, e leggessi l'effetto della mia presenza sul viso di tutti i compagni? Quanto sarebbe - diciamolo - terapeutico per certi miei vecchi difetti di carattere?

Ma io so chi sono, e c'è chi ha sconfitto queste idee in un lampo. Come mi compiaccio - sbagliatissimo! - di sentire la mia voce quando canto in un coro; come studio e medito da solo - tremendo - gli interventi da fare in un gruppo di lavoro, e li difendo a spada tratta; come, in scena, mi piace risaltare per i fatti miei e distinguermi per una determinata caratteristica - vocale o di recitazione - ecco: allo stesso modo, si può dire che in qualunque gruppo mi fossi immerso, sarei sempre stato una velleitaria e borbottante primadonna, incapace di stare zitta.

E dunque, quello che ho è quello che voluto.

7 commenti:

adelaide_the_president ha detto...

ieri la messa alla mia parrocchia è stata interamente cantata da un coro di giovanissimi tedeschi. un coro fantastico. e ho pensato proprio le cose che hai pensato tu oggi :)
ti capisco. io però rimpiango un po' questa "mancanza".

Anonimo ha detto...

ma il mestiere dello scrivere non è fra i più individualisti e misantropi, non direi proprio...! E' molto diversa la questione dello scrittore, che semmai sente la necessità di essere in comunione con l'altro (condividendo qualcosa), ma con il privilegio però di imprimere al contenuto in condivisione la propria forma personale per entrambe, per tutti i "partecipanti"... Ecco, semmai è uno che vuole sentirsi in mezzo agli altri, ma in più ha l'egoismo di farlo sentendosi in questo migliore degli altri, e vedendoselo riconosciuto: in questo si basa la sua felicità e soddisfazione.

Ma questo è tipico di tutta l'arte, in ogni caso. Nooo?

toppe ha detto...

Secondo me anche la necessità di "essere in comunione con l'altro" è solo la maschera del bisogno di approvazione. Senza che in questo ci sia una critica: è semplicemente la consapevolezza che ciò che ci spinge è quasi sempre un sano istinto di autoaffermazione.

Per il resto, fratellone, sono molto d'accordo con l'analisi che fai di te stesso. Magari ti suggerirei di non arenarti su questa immagine di te, hai 21 anni e non cinquanta, come primadonna sei in evoluzione - e non possiamo escludere che tu scopra in futuro il magico mondo della collaborazione alla pari con gli altri.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con Anonimo (sarà sempre lui?) e aggiungo che certe "primedonne" possono permettersi di esserle -"primedonne" appunto-.
Un abbraccio!
Willy

Anonimo ha detto...

certo, figuriamoci, il bisogno di approvazione, oltre che sano, è l'altra faccia del bisogna di comunione e condivisione..a nessuno piace stare in gruppo se non apprezzato, o addirittura denigrato e pigliato per il culo..!

L'artista però non si accontenta di uscir fuori e "trovarsi" materialmente in comunione, ma ricerca anche la più profonda comunione spirituale, se così la si può chiamare, e metafisica, la cui massima espressione non è tanto il dirsi "sono d'accordo con te" in un discorso razionale, ma credo il provare il medesimo sentimento.. e questo accade nei momenti intensi, e nella "fruizione" dell'arte, che in più c'ha la contemplazione stessa del sentimento nell'opera d'arte. Più o meno, dai.

Sì, Anonimo sono più o meno sempre io. A parte te, s'intenda!

adelaide_the_president ha detto...

ma perché anonimo non si firma con un nome qualsiasi? non ho capito se è tutto la stessa persona...

Anonimo ha detto...

Giuliettooooooooooooo!!!! Ci vieni al mio saggio?? Ti ho mandato la mail... ovviamente porta chi vuoi! ;)
Un abbraccio,
Willy (o Anonimo occasionale)