venerdì 22 maggio 2009

ma può davvero essere una poetica

la scena che ho visto in quei momenti in cui ero piccolo, all'alba della mia mente?

Pensiamo. E i lettori dicano cosa ne pensano, con la consueta sincerità - che, grazie al cielo, continuo a suscitare con le mie eterne gnole.

Cari lettori del duemila! Ora metto in tavola qualcosa che potrei offrirvi. Pensate alla vostra vita di tutti i giorni, valutatene gli spazi e i tempi, e meditate se può starci qualcosa di nuovo - se nuovo è.

Vi dirò cosa faremo. Vi prenderò con me e vi toglierò dal vostro mondo per una mezzoretta - se leggete - o per un paio d'ore - se andate a teatro o al cinema. Fate conto che con me entrate in una valle sormontata da un precipizio, con un lago sul fondo, ed un tramonto rosso sangue e lunghe ombre teatranti sulle rocce. Non vi porto lì a caso. E' vero che ho visto il luogo dove vi porto, ma ho meditato a lungo se mettervici o no, e la responsabilità rimane mia.

Bene, verrà il momento in cui vi stancherete di ammirare il paesaggio. Pensate allora che deve diventare vostro. Le rocce sono voi, il sole è voi, le ombre sono quelle cose di voi che io mi diverto a far saltare tra la polvere. Tutto quello che vedete nasce mio, ma può diventare vostro; se non lo fa, per me sarà uno smacco, perché capite bene che in questo generoso viaggio quello che è mio deve diventare parte di voi, o qui non si fa un passo in una pietra.

Anzitutto guardate. Vi ho portati fin qui perché guardiate e proviate ogni singola emozione o riflessione provabile, e che la proviate ai duecento all'ora. Voglio sgomentarvi, farvi prendere da pietà ed orrore, o anche da morbosa curiosità. Guardate la creatura che beve, tranquilla, sola. Cosa pensate di lei? Cosa sentite? Da dove pensate che venga? Come pensate che finirà? State fermi a guardare: non sprecate subito le vostre emozioni agendo. Prima si porta il motore a tremila giri, poi si cambia la marcia. No?

Spaventatevi a morte quando vedete la pietra che rotola. Qualcuno di voi capirà al volo, qualcun altro non capirà e urlerà vedendo il Nemico. la creatura vi desterà pietà e il nemico orrore, o viceversa. Proverete sentimenti; osserverete i personaggi provare quella tempesta di emozioni che io li costringo a provare, perché non possono agire - la creatura non può scappare, il nemico non può attaccarla, ma possono guardarsi e schiantarsi il petto di angoscia, dolore, devastazione, panico - non agiscono, ma provano tutto quello che proverebbero ad agire con la frustrazione di non poter agire. 

E se una buona volta agissero? Ma questo voi non lo sapete. Può darsi e può darsi di no.

Il Nemico non vi presta attenzione, così come non vi presta attenzione neanche la creatura, è chiaro: voi siete spettatori. Se volete agire, bisogna che entriate nei ruoli in maniera congruente a quanto vedete. Volete fare il sasso? La pianta? L'acqua? Qualcuno che ci vive dentro? La creatura? Il nemico? Il cielo? Dio? Tutto è legittimo.

E mentre siete lontani dalla vostra vita materiale, e siete nel mio regno, dove io predispongo le cose in modo da spremervi come limoni, schiacciatevi il cranio e fatemi vedere tutta la ragione e il sentimento che ne colano esasperati, colti nella loro perfetta funzionalità definitiva. Io posso portare a compimento il vostro spirito, se quello che faccio vi risulta gradito.

Non mi vedete? Sono timido, sapete. Guardate sulla cima della roccia più alta. Vedrete non me, ma una delle mie diecimila immagini. Un tratto le accomuna: la fatica. Son lì che raffino la mia tecnica e cerco di schiodare la Luna da laggiù dov'è per osservarla meglio e riprodurla come si deve. Tutto quello che invento per voi rimane come segno sulla mia carne.

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