venerdì 15 maggio 2009

Per i fatti miei

Da un po' di tempo, andando a distribuire volantini, mi capita di perlustrare zone della città che in genere non frequento se non di sfuggita. Oggi andavo sotto un porticato, e ad un certo punto mi sono fermato e ho appoggiato a terra lo zaino. Avevo caldo, e la mia schiena cominciava a protestare. E poi non ricordavo più quali zone dovevo ancora coprire. Mentre tiravo fuori il foglietto con la piantina dei luoghi, mi sono fermato e ho guardato verso l'alto.

Qualche nuvola veniva in qua, qualche altra scendeva verso il basso, e tirava un vento indeciso. Il sudore mi si ghiacciava sulla schiena, dove lo zaino sbatte quando cammino con la mia andatura un po' dinosauresca, a falcate. C'era in giro una luce serale che non voleva andarsene. Ero solo, ma non ne avevo nessun fastidio; e mi guardavo con insolita benevolenza.

C'è qualcosa, nel camminare, che mi depura. Le emozioni se ne stanno zitte e buone in un canto. Divento tutto testa, e il frullino che ho nel cervello ci si mette d'impegno per sbattere farina e uovo e fare un buon impasto per la torta. Passo dopo passo mi scaldo a forza di rivoltolare pensieri, tipo

che il dialogo del secondo atto di Iudit è ancora troppo lungo
che forse il tale ha ragione quando dice che
che parlare con Ilatoppe si dovrebbe far più spesso perché poi vedo chiara ogni cosa
che Monica vorrà la mia testa se non sento quel cd di Tenco per domenica
ma perché diavolo quello è così bravo e famoso, e io no
però che bel giardino, chissà ci ci abita in quel palazzo
tutto questo ha senso?
ma la danza dell'umanità trasfigurata sarà simile al girotondo delle Muse che Esiodo vide quella notte che se ne stava sull'Elicona?
uuuh, che stanchezza

e non ho in fondo nessun pungiglione dietro l'orecchio che mi avverte che sto sbagliando, è tutto così normale, esco fuori casa, vivo, vedo gente, ci parlo, intraprendo cose, prendo responsabilità, faccio progetti, esploro, penso e strapenso a quel che è la mia vita e ci sto attento

e tutto va grossomodo come deve andare

e ad un certo punto mollo gli ultimi volantini in un bar dove c'è un mini podio per i concerti, e mi dirigo verso casa per una delle tante strade che ormai so a memoria che da qualunque punto dell'universo mi ricondurranno alla mia camera.

2 commenti:

toppe ha detto...

Ero verso riga 30, o 35, più o meno, quando ho alzato il naso verso un giallino pre-tramonto oltre la finestra, e all'improvviso mi è balenata in testa la consapevolezza che, quando il tuo groviglio di colpe si gode questi temporanei, lievi scioglimenti, sono felice.

Anonimo ha detto...

aia. Questo certa gente potrebbe anche chiamarlo amore, Ila!