venerdì 3 luglio 2009

Paramonè

Stasera eravamo in tre a cantare Bella, uno alla volta e poi cinque versi tutti insieme: ma i microfoni erano due. La prima strofa l'ho cantata io, e ho passato il microfono a Stefano che l'aveva accanto a me, perché il secondo era lui. Denis mi è venuto vicino con il suo, e ha cantato, e Stefano si è messo a sinistra impugnando il suo. E io già rimuginavo. Qui succede che qualcuno rinuncia stoicamente al microfono, perché tra noi tre è una bella gara per capire chi sia più complimentoso. Ci vuole una soluzione.

Finisce Denis, e mi mette in mano il microfono. Eccolo là. Pensa di fare senza. Ma neanche per sogno. Stefano è lontano, devo occuparmi di chi ho lì. Afferrò la mano di Denis e la metto sul microfono: lui lo stringe: lo stringo io a mia volta. Lui si aspetta che io molli, presumibilmente. E invece stringo. Così il microfono lo teniamo in due, e cantiamo (io un po' curvo, ma tanto ero Quasimodo).

Dopo il concerto, mi ha detto: "Mi aspettavo che tu mollassi da un momento all'altro. E invece tenevi!" Rideva. Ci siamo divertiti! Io saltellavo come una scimmia. "Ma, vedi" gli ho detto "tu volevi darlo a me e rinunciarci; ma io non l'avrei preso al patto di lasciartici senza. Così ti ho tenute ferme le mani sul microfono, per impedirti di lasciarlo. Ti ho fatto capire che io c'ero, lì a cantare con te - e non ti avrei permesso di perdere il microfono in favore mio." Lui si è fatto serio e ha detto: "In effetti mi è arrivato qualcosa, di tutto questo."

Così, vedete: un paio di volte in vita mia ho saputo esserci per qualcuno, per il suo bene. Almeno per una decina di minuti. Anche se l'ho espresso attraverso un atto di comando. Anche se era per far riuscire bene la serata. Aggravanti generiche, insomma.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

oddio. Questo racconto è folle

siete matti.

toppe ha detto...

E' folle solo perché giulione esplicita, analizza e dettaglia meccanismi automatici di chiunque.
Avrei da ridire sul paio di volte nella vita in cui hai dimostrato l'esserci, ma tanto ripetertelo è inutile -.-

Rita ha detto...

Voglio cantarlo pure il io Notre-Dame de Paris!!!

Giulio, ti devo telefonare, quando ti trovo?

Anonimo ha detto...

nono... è folle il fatto che Giulione, mentre fa una cosa (...e non un'insalata fredda.. cantare dei pezzi davanti a della gente!!) pensa altre quindici cose di natura sociale, metà delle quali senza attinenza con verisimile, ma generate dalle sue paranoie... e si mette a prendere e stringere mani, e microfoni, con insistenza, meditando su come mandare segnali di presenza metafisica al prossimo e che conseguenze possano avere nei secoli dei secoli DURANTE UN CONCERTO IN CUI CANTA. Mentre sarebbe "normale" che si concentrasse sul canto, e non fosse così ossessionato da queste piccolezze, che se mai gliele dice dopo, no???!!

"Idolo", avrebbe detto Il Leo.

Anonimo ha detto...

ah, e poi: pensare a quindici cose contemporaneamente e sembrare nel proprio mondo a causa di questo fatto, mentre si fanno altre cose, è tipico delle donne. Noi maschi non ce la possiamo fare a pensare a più di una cosa in più di quello che stiamo facendo nel momento presente!