mercoledì 5 agosto 2009

Ho finito "Northanger Abbey"


ed è forse il più leggibile, oggi, dei suoi romanzi. E' davvero una situazione che potrebbe ripresentarsi, oggi, in qualunque momento: al mondo ci sono pochi mr. Darcy, ma metà delle ragazze che ho conosciuto nella mia vita erano Isabelle Thorpe, e anche parecchi ragazzi dentro di loro sono dei John Thorpe. Giusto le Catherine cominciano a scarseggiare, perché questi sono tempi in cui bisogna sapere tutto subito.

Ma stavolta non mi sono messo a scalpitare seguendo l'adorabile capitombolare della giovane Catherine da una disavventura all'altra. Questa volta mi sono messo a guardare Eleanor Tilney

I personaggi secondari, in Jane - soprattutto quelli che dovrebbero fare da contraltare all'eroina - sono molto interessanti, ma anche molto ben nascosti. Se uno vuole andare a cercare Jane Fairfax, Louisa Musgrove, Jane Bennett, Maria Bertram, deve scavare per bene nell'intrico delle frasi, perché questi personaggi parlano poco. Tutto in loro è significato dalle azioni e dagli sguardi; tutto si compie sullo sfondo.

Così, ho pensato ad una ragazza di tredici anni che perde sua madre all'improvviso - torna a casa un giorno, dopo un viaggio, e scopre che è morta. Le rimane un fratello, la sua unica gioia, e un padre terribile, che quando tuona il suo "Eleanor!" da un chilometro di distanza, tutti i muri rimbombano, e lei diventa pallida e respira forte e corre da lui. Un padre che, quando c'è, semplicemente uccide tutto quello che gli sta attorno, come un velo di piombo, e strappa da sua figlia ogni vitalità e gioia. Decisamente, i padri di Jane Austen non ci fanno quasi mai una bella figura - e questo è strano, perché il babbo di Jane doveva essere uno dei pochi veri confidenti di lei. Ma evidentemente una cosa è la famiglia di Jane e una cosa è la vita di una donna in quest'Inghilterra qui.

C'è un momento - un momento perfetto - dove si intravede, senza parole, senza riflettori, una vita di silenziosa sopportazione. Mentre Catherine sta parlando del matrimonio di un figlio del generale Tilney, fa notare ad Eleanor ed Henry, i figli del generale, di come il loro babbo non faccia altro che ripetere che a lui il denaro non interessa, e che non ostacolerebbe mai la felicità dei figli per questioni economiche.

E mentre lei parla, Henry ed Eleanor semplicemente si scambiano uno sguardo.

Non se ne è accorto nessuno, tranne noi. Una riga di scrittura, e questi due fratelli ci si spalancano davanti, soli, tristemente consci delle balle atroci che proferisce il genitore, silenziosamente complici nel volergli bene, nel soffrire per la sua cattiveria, nel proteggerlo dalla cattiva reputazione (non smentiscono Catherine) -

- e nel vergognarsi profondamente di lui.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Giulione?.... Vogliamo andare oltre questo post su Jane??.. che ti succede??!

Anonimo ha detto...

..P.s.: che bello quel brano da Madame Bovary... Splendido! Quasi quasi lo rileggo..

...

no. Col cazzo. Fa troppa tristezza. Forse da vecio