giovedì 12 novembre 2009

Punti di vista.

[un'amabile, assolata pianura, con fiume annesso, in Canada. 85 milioni di anni fa]

Fin da quando ero piccolo, mi sono accorto che mia madre, quando ci avvicinavamo - io e i miei cinque fratellini e sorelline - ad un fiume o ad un laghetto, cominciava a comportarsi in modo strano. Abbassava la testa, e la sporgeva in avanti, annusando l'aria; non emetteva più un suono non necessario; non sembrava far più caso ai nostri schiamazzi (noi, poi, per soggezione, stavamo tutti zitti e la imitavamo); e il piede a tre dita poggiava sul terreno con tutta la delicatezza che le sue due tonnellate le permettevano.

Quando sono rimasto solo a provvedere a me stesso, ho capito perché lo faceva. Almeno una volta al giorno, ogni animale deve andare a bere. E c'è una possibilità abbastanza forte che un predatore incontri una preda, quando si reca al fiume più vicino. Quindi, se la preda c'è, e se uno ha fame, è meglio non farle capire che stai arrivando. Non che non sappia correre, ma non è che mi diverta più di tanto.



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Fin da quando ero piccola, mi sono accorta che mia madre e mio padre, quando ci portavano - me e i miei quindici fratellini e sorelline - a bere al fiume, cominciavano a comportarsi in modo strano. Mentre noi esserini stavamo in riva al fiume a bere, i nostri genitori si mettevano uno dietro di noi (sulla terraferma), e uno davanti a noi (coi piedi a mollo). Così, se arrivava un coccodrillo, prendeva mamma - e papà fuggiva con noi a terra; se arrivava un predatore, prendeva papà - e mamma ci portava con lei a sguazzare nell'acqua alta, finché il predatore non se ne andava. In entrambi i casi, ci sarebbe rimasto un genitore - il che è più di quanto un dinosauro possa sperare, nella maggior parte dei casi. Finché fui cucciola, non fummo attaccati mentre bevevamo, se non tre o quattro volte; e tutte le volte mio babbo riuscì a fuggire perché aveva il naso fino, o mia madre riuscì a darsela a gambe (le aveva così snelle!).


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Così, stamattina, mentre mi avvicinavo al fiume, ho messo in pratica l'insegnamento di mamma - anche perché non mangio da ieri l'altro. Mi aiuta il fatto che la foresta dove passo le notti in sicurezza (ancora non ho trovato un branco di miei simili) confina proprio con un fiume. E allora, falcata dopo falcata, mi avvicino in silenzio... tiè: un adrosauro che contempla l'orizzonte mentre beve. Manco a farlo apposta. Ancora una decina di metri ed è mio.

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Insomma, la morale è che non si è mai del tutto sicuri quando si scende a prender su dell'acqua. Questo io l'ho capito, e così quando bevo ho sempre il cervello in ebollizione per capire cosa mi stanno dicendo i sensi. Se nell'acqua scorgo il profilo di un coccodrillo, la mossa migliore è buttarsi verso terra - ma guai se inciampi, sei già morta; se invece, da dietro, qualcuno mi corre addosso, tuffarsi ha senso. Non conosco un carnivoro che sappia nuotare bene.

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Pff. Ti pareva. Quel coso verdastro che respira piano, stai a vedere che è un coccodrillo... e infatti. E infatti. Vabbè, piccolo com'è, fa più ridere che altro. Purché stia fermo... Forse non mi vede... Magari dorme... no, un accidenti, è sveglio... Forse se sto immobile... Venisse un fulmine... Ma quando c'è bisogno, mai... No... non aprire l'occhio... non guardarmi... non spaventarti... non fuggire... non fare casi - MA PUTT -!

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Ops! E questo rumore, cos'era? Come di un animale che fuggisse schizzando acqua... qui è pieno di stagni... Povera me, questa foresta dietro è fin troppo fitta e - AH! L'ho visto! Dio che denti! E' ora di farsi una nuotata, ragazza mia!

(la Nostra si tuffa. Il Nostro ringhia.)

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