sabato 16 gennaio 2010

Il fulmine (12)

SECONDO QUADRO

la casa della Locusta, ovvero un enorme capannone di marmo con vetri amplissimi, e piante ovunque, tutte nel loro vaso o in fila in grandi vasi rettangolari. Una volta l'edificio doveva essere stato una basilica. La Locusta, in abiti da lavoro, trapianta dei bulbi e cura gli estratti che gorgogliano nelle padelle e negli alambicchi. Papiri magici e botanici un po' ovunque. Pare lo studio di un chimico. In silenzio, ammantellate, entrano Agrippina ed Ottavia.

OTTAVIA Non avevo mai visto questa zona di Roma.
AGRIPPINA E' un quartiere tranquillo. La Locusta ha bisogno di pace. Nella Suburra non si dorme neanche di notte, per il chiasso dei carri e dei pugnali.
OTTAVIA Ma come mai venir fin qui velate?
AGRIPPINA (meditabonda) Tutti hanno bisogno della Locusta, ma solo io so dove abita: e conviene a tutti e due che io resti l'unica a saperlo.
LOCUSTA (si accorge che sono entrate) Entrate, entrate pure. (si avvicina, deposti gli abiti da lavoro) Benvenute.
AGRIPPINA (ridendo) Salute a te, inafferrabile Locusta!
OTTAVIA (timidamente) Salute a voi, signore.
LOCUSTA (procurando due sgabelli) Mie dame, accomodatevi.
AGRIPPINA (si guarda in giro) Bel posto. E' un sei mesi che manco, credo. Proprio come me lo ricordavo! Ma è una mia impressione o ci sono più piante?
LOCUSTA Mi sono arrivate delle rarità dalla Siria.
OTTAVIA (storcendo il naso) Si respira pesante, qui.

[continua]

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