lunedì 18 gennaio 2010

Il fulmine (14)

LOCUSTA Calma, per favore.
AGRIPPINA (frenetica) Ma come pretendi che io mi calmi? Come? Dico, è tutta la vita che qualcuno tenta di farmi fuori – tutta. Io e la mia famiglia abbiamo pagato caro essere il ramo cadetto della famiglia di Augusto, il primo imperatore. Eravamo una sorgente di monarchi, di grandi monarchi, e ci hanno prosciugato. Babbo lo fece secco Tiberio imperatore, e mamma, che era una sentimentale, si è lasciata morire di fame abbracciando le sue ceneri. Avevo nove fratelli; otto me li ha fatti secchi sempre Tiberio; uno, Caligola, è diventato imperatore, e ha spedito in esilio me e mia sorella Livilla. Poi regnò Claudio; tornammo dall'esilio; e Messalina, quella infame troia, la moglie di Claudio, mi fece trovare la testa mozza di Livilla per cena. Ah – e a quindici anni, mi hanno dato per marito un vecchio maiale che – quando non andava a letto con sua sorella – metteva sotto i bambini correndo con la biga su e giù per la via Appia. Più cercavo di ottenere potere, più si cercava di strozzarmi – e perché poi? Perché c'è un maschio, in questi fianchi troppo stretti, e tutti lo temono? Ma cosa ne devo sapere io. Sposare Claudio, e fargli adottare Nerone, ha avuto, sì, l'effetto di mettermi un po' più al sicuro; ma quanti coltelli dietro le porte, quante risate nel buio della mia camera – e i tuoi veleni perfino nella mia vasca da bagno.
LOCUSTA (scoppia a ridere) Ah! Quella volta fu fantastica!

[continua]

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