martedì 19 gennaio 2010

Il fulmine (15)

AGRIPPINA (ridendo) Te la ricordi ancora? (ad Ottavia) Sai, Ottavia, il pretoriano Mevio aveva messo del veleno nei miei sali da bagno, vicino alla vasca con il coperchio dove lo prendo di solito. Dopo che fui entrata, aspettò dieci minuti; e, convinto che il veleno mi avesse uccisa, entrò nella sala piena di vapore e andò a tentoni verso la vasca. Io ero in piedi lì vicino: l'ho spinto dentro la vasca e ho chiuso il coperchio di scatto, poi ho buttato una catasta di legna sul fuoco sotto la vasca!! L'ho bollito vivo, come una platessa.
LOCUSTA E se era vecchio, era ancora più saporito.
AGRIPPINA (torna seria) Il punto è che per campare in questa gabbia di coccodrilli che è l'Impero dei Romani, e contemporaneamente gestirla – perché io per questo sono nata – non posso evitare di usare le maniere forti. C'è un animale nella mia testa; quando viene attaccato, reagisce – con istinto, e con violenza.
LOCUSTA (sorride) Come un fulmine?
AGRIPPINA (preoccupata) Chi ti ha detto del fulmine?
LOCUSTA Ho origliato alcune discussioni, stamattina. Sembra che siate scampata alla morte per una specie di miracolo.
AGRIPPINA (sconvolta) Puoi dirlo forte!... Quando mi sono vista quella belva di Obarito davanti, con il bastone – sapete, già un'altra volta, anni fa, tentò di uccidermi. Ancora non mi conosceva. Quella volta stavo per cavargli un occhio con le unghie, ma poi Nerone intervenne. Obarito non mi ha mai perdonato di averlo mezzo accecato – da quell'occhio ancora non ci vede bene – e tuttora mi detesta. Godeva dentro come una maiale, mentre mulinava il bastone su di me, inerme, pronta a farmi fracassare il cranio. Ho urlato per l'odio, e poi la mia villa – bé, mi è crollata addosso.

[continua]

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