venerdì 22 gennaio 2010

Il fulmine (18)

LOCUSTA Va tutto bene, Augusta?
OTTAVIA Seneca oggi vi ha rivolto parole cattive.
LOCUSTA Non posso dargli torto.
OTTAVIA Non doveva essere così con voi.
LOCUSTA (cupo) Augusta – Seneca non ha fatto che asserire la verità. Era uscito dalle mie mani il veleno a cui si riferiva. E' vero, non avevo idea che Nerone l'avrebbe usato per – oh, che importa. Era mio, e basta.
OTTAVIA (rapita in un ricordo) Tutte le settimane – sapete? – Britannico, mio fratello, mi regalava qualche cosa. Un pupazzo, un giocattolo, che ne so – mi portava bambini, perché giocassero con me. E' grazie a lui che ho conosciuto Sabina, la mia amica più cara. La notte in cui Britannico morì – e morì maledettamente piano, mentre beveva il veleno, sdraiato sul suo letto, in mezzo a tutta la corte che lo guardava con la coda dell'occhio – piansi tanto, con gli occhi incollati alla vesticciola di Sabina. Lei era calda, e mi avvolgeva tutta – ma più premevo gli occhi chiusi contro di lei, più in quel buio c'era la montagna purpurea che era Britannico, che si muoveva sempre più piano, e smetteva di respirare. Ha smesso di respirare mille volte, nei miei occhi – e poi finalmente ho dormito.
LOCUSTA (non ne può più) Augusta, essere stato il giocattolo di vostro marito per assassinare vostro fratello mi fa del male. Non è il caso di protrarre questa conversazione.
OTTAVIA (con calore) Perché? Non sto parlando con un muro – so che voi mi capite benissimo. Anche voi avete avuto un fratello.
LOCUSTA (sbigottito) E questo come fate a saperlo?!?

[continua]

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