mercoledì 27 gennaio 2010

Il fulmine (23)

OTTAVIA (sconvolta) Oh – perché!? – io odio che mi si tocchi – gliel'ho detto – non volevo ucciderlo! Ora – ora morirò. Locusta!
LOCUSTA Ottavia?...
LOCUSTA (lo fissa) Prima che io muoia, dimmi il tuo nome – il tuo vero nome.
LOCUSTA Andronico.
OTTAVIA (gli restituisce la carezza) Si! Ora sei vero.
LOCUSTA Ottavia, tu non morirai –
OTTAVIA (disperata) Sono già morta! GIA' MORTA!

rientra Agrippina.

AGRIPPINA (meditando) Ormai è ovvio che la realtà, dopo anni passati a farci a cornate, ci ha concesso una specie di permesso speciale per violare le sue regole. Le persone normali, per ottenere un effetto nel mondo, devono agire, muoversi – a noi basta volere. E il fulmine è il simbolo di quello che siamo diventate. Non dovrebbe esserci, ma c'è – così come i nostri desideri non potrebbero mai realizzarsi, ma lo fanno lo stesso. (esaltata) Io e te, Ottavia – ci pensi?! Le padrone dell'Impero!
OTTAVIA Non va bene. Non ha senso.
AGRIPPINA Non ha senso, ma è giusto.
OTTAVIA I desideri non si possono avverare senza agire.
AGRIPPINA I nostri si, e tu stessa lo vedi.
OTTAVIA E me lo chiami avverare? Friggere con i fulmini cose e persone?
AGRIPPINA Un modo poco ortodosso e tuttavia efficace.
OTTAVIA Ma –
AGRIPPINA Basta ora, Ottavia! E' tempo di prendere il controllo di tutto quanto!!

[continua]

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