giovedì 28 gennaio 2010

Il fulmine (24)

a un gesto di Agrippina, tutto l'ambiente cambia. La basilica si scoperchia, viene innalzata su un pinnacolo; da tutte e due le parti, un gigantesco colonnato conduce ad un trono doppio rialzato da terra su una scalinata. Sullo sfondo, un'immensa piazza, circondata da fosse di fuoco, si spalanca, larga forse chilometri, presto gremita di persone indaffaratissime.

AGRIPPINA Piègati, materia! Tu e io siamo tutt'uno! Le intelligenze che mi governano, ora schiacciano a terra la faccia del caso – quella puttana che governa te, materia. Mi sei vassalla, come la Persia a Roma, come gli Dei a Giove, come il contadino alla pioggia d'agosto.
LOCUSTA No, Agrippina – vostri schiavi, no – mai.

le punta contro una spada sottratta al cadavere di Obarito.

Fate sparire questi orrori. Prendete Ottavia con voi, e fuggite – se davvero questo non è il vostro posto. Potete andare dove vi pare. Ci sarà una regione della terra dove potrete essere felici senza – senza tutto questo.
AGRIPPINA (con ira) Fuggire? Ancora?! Tutto l'Impero di Roma ora mi appartiene – e Ottavia è mia collega e mia erede. Ottanta milioni di persone ora hanno paura di guardarmi negli occhi. Sai? Ora io so che nel mondo conosciuto ce ne sono almeno duecentosessanta milioni – quanto credi che ci vorrà per sottometterli alle nostre armate, con il mio aiuto? (ad Ottavia) Ottavia, vedi? Questo è il tuo trono: è doppio, per me e per te – è il trono che ho voluto darti, e che Nerone ti ha sottratto. Io te lo restituisco.
OTTAVIA Tu restituisci me al trono, Agrippina – non il trono a me.
LOCUSTA (punta la spada verso Ottavia) Agrippina, fermatevi, o uccido Ottavia.
AGRIPPINA Fallo.

[continua]

Nessun commento: