giovedì 4 febbraio 2010

Il fulmine (31)

AGRIPPINA (soffiando) Dei, che castigo è governare ottanta milioni di cretini. Se siamo tutti uguali per nascita – e questo mi pare che lo pensi anche tu, Seneca – non è ovvio che tutti abbiamo diritto ad un'istruzione, almeno di base? Poi quello che i sudditi vorranno fare della loro vita sono affari loro – ma mi pare che non possano decidere come si conviene, se prima non conoscono le opzioni. O no?
SENECA (con imbarazzo) Augusta, di questo abbiamo discusso per settimane e davvero i vostri argomenti sono forti: e tuttavia questa idea mi suona strana.
AGRIPPINA Strana come?
SENECA (a fatica) Strana. Anche questa cosa di far lavorare le donne mi mette a disagio.
AGRIPPINA Prego?
SENECA Nel senso che – non lo so. Mi mette sulle spine. Non ci dormo la notte.
AGRIPPINA Ma tu, una volta, non volevi dare insegnamenti a chi fosse venuto dopo di te? Non volevi far capire alle persone come comportarsi? Come essere felici? Come capire il mondo?
SENECA (con imbarazzo grave) Il fatto è, Augusta, che piuttosto che inventarsi cose nuove, mi è sempre venuto più naturale pensare a come conservare e migliorare quello che già c'è.
AGRIPPINA (delusa) Oh, Seneca – ma questo è metà del lavoro.
SENECA Eh – non so che farci.

[continua. Si, lo so, ho stroncato tutta la cultura del mondo antico in due battute. Scusate]

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