lunedì 8 febbraio 2010

Il fulmine (35)

SENECA (offeso) Voglio solo dire che cose come l'avidità, il desiderio di potere, il –
AGRIPPINA (presa) Non è solo questo. Lo sai bene. Anzi, no – quello che sto per dirti non lo puoi sapere. Da un po' di notti io non dormo bene, Seneca. Mi scuote qualcosa che somiglia ad un incubo. Sento migliaia di piccole voci, come filari di vite – che sorridono e sospirano, come sciami di api, e brulicano nel favo del mondo. Me ne vengono da Oriente – ma anche da Occidente, da regioni che nessuno di noi ha mai conosciuto. Se là fuori c'è qualcosa, io devo saperlo.
SENECA (cupo) Non avete bisogno di spiegare, se comandate. Così volete, e così sarà. (pausa) Non ho altro da dire: chiedo il permesso di ritirarmi, Augusta.
AGRIPPINA Vai pure, Seneca.

Seneca va.

Uh!... che fatica. Mi ci vuole davvero un bel bagno. (sospiro. Poi si rivolge ad Ottavia) Tu, immagino, niente da aggiungere – o da commentare.
OTTAVIA Immagini bene. Però –
AGRIPPINA Cosa?

[continua]

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