mercoledì 3 febbraio 2010

Il fulmine (30)

AGRIPPINA Bene, Seneca, continua pure. Mi sono stancata di star dietro alla mocciosa.
SENECA (srotolando i papiri uno dopo l'altro) Non c'è molto altro da dire, Augusta. La campagna contro gli Scoti è completa, e l'Irlanda è sottomessa a Roma, anche se i senatori protestano che è una conquista del tutto inutile; anche la campagna contro i Marcomanni è andata a buon fine – ma i soldati non sono granché contenti della vostra –
AGRIPPINA La mia – ?
SENECA (esitando) La vostra intromissione. Così la chiamano.
AGRIPPINA (isterica) COSA MI TOCCA SENTIRE!! Senza il mio fulmine a bloccare la strada ai barbari, se la sarebbero davvero vista brutta!! E non rientra nei miei programmi perdere tre legioni nei ghiacci della Germania. Tornino a casa e tacciano, o sanno cosa li aspetta.
SENECA Riferirò.
AGRIPPINA Altro?
SENECA (consulta per bene il papiro) Si. Lamentele dai cittadini di trentotto colonie e dodici municipi a proposito della scuola.
AGRIPPINA Cos'ha, che non va bene?
SENECA (con imbarazzo) La scuola in sé, niente; ma ai provinciali non va che ci vadano proprio tutti. Dicono che i figli dei servi e dei contadini non hanno né tempo né bisogno di andare a scuola sei ore al giorno.

[continua]

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