domenica 7 febbraio 2010

Il fulmine (34)

AGRIPPINA (decisa) Se le costruiamo per bene, senza remi, con scafi come si deve e stive vaste, non riterrei troppo azzardato inviare delle missioni esplorative. Ci sono isole, in mezzo all'Oceano – i Cartaginesi lo sanno benissimo. Si potrebbe fare scalo lì. Insomma, è possibile.
SENECA Ma a che scopo?
AGRIPPINA (sognante) Se troviamo una nuova terra, le possibilità economiche sono enormi; se semplicemente arriviamo in Cina, potremo far commerci con loro direttamente, senza Persiani e Indiani in mezzo alle palle.
SENECA (non ci arriva) Ma noi già commerciamo con la Cina – possediamo l'Egitto e la Siria, che sono lì apposta.
AGRIPPINA (secca) D'accordo, è sufficiente – è abbastanza. Ci si può accontentare di quello che riusciamo ad ottenere da loro, lo ammetto. Ma è risicato, è costoso, è complesso – e soprattutto sbilancia il nostro Impero, dando all'Oriente un potere che non si merita. Per anni e anni Gallia, Spagna e Britannia sono state il buco frigido dell'Impero – sottopopolate, ignorate e povere. Voglio che loro abbiano in mano i nostri commerci con il mondo, e non le province d'Oriente, che oltre a buttarci addosso il sangue dei Persiani un giorno sì e l'altro pure, sono piene di inutili Greci.
SENECA (confuso) Non so. A me verrebbe da dire che fare commerci è peccato.
AGRIPPINA (sarcastica) Adoro gli stoici. Sono convinti di poter mettere il cervello di un singolo uomo in ottanta milioni di crani.

[continua]

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