giovedì 11 febbraio 2010

Il fulmine (38)

OTTAVIA (pestando i piedi) Perché, perché, perché. Che stupida, stupidissima domanda. Sono piccola, lo dici anche tu – e allora rimarrò piccola. Mi piace. Mi va di restarci. Se quello che sono è essere matti, allora farò la matta finché potrò.
AGRIPPINA (incisiva) Ma tu non puoi più, tesoro. Ben altre sono le tue possibilità, ora come ora. Potresti governare l'Impero – potresti conoscere le persone più interessanti del tuo tempo – scoprire le leggi nascoste della creazione – potresti colonizzare un mondo – o distruggerne un altro. Queste sono le cose che uno può fare quando cresce – e tanto più puoi farle tu, benedetta dal fulmine. Potresti avere un uomo – o più uomini, quanti ne vuoi – potresti –
OTTAVIA (esasperata) Potrei, potrei! Non voglio, non – mi – interessa. Ma non capisci, maledetta – non capisci che volevo solo essere una bambina?!?
AGRIPPINA (decisa) Ripeto: non puoi. Non è sano, è grottesco. Tu ora crescerai – io ti farò crescere, ti costringerò a crescere. Dammi quella bambola.
OTTAVIA No.
AGRIPPINA (scende dal trono) Dammela. Non te la butto mica. Te la metto solo via.
OTTAVIA No.

scesa dal trono, Agrippina tenta di strappare dall'abbraccio di Ottavia la bambola.

AGRIPPINA Dammela – ho – detto!
OTTAVIA (esplodendo) NOO!

un fulmine colpisce Agrippina. Non la uccide, ma la lascia in preda ad un dolore terrificante, come se fosse stata ustionata in tutto il corpo.

[continua]

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