sabato 20 febbraio 2010

Presenze

Le persone amate godono di eterna presenza; ci accompagnano lungo la strada, anche quando non ci sono. La loro assenza non fa che riproporcele più subdolamente – come quando si crede d'esser soli, e dietro di noi, nel nulla, brilla un sorriso aguzzo.

Camminiamo per la strada, e una di loro ci prende in giro per la goffaggine con cui portiamo i volantini, o protesta perché acceleriamo troppo il passo. Davanti ad una pasticceria, ci chiediamo se una di quelle presenza gradirebbe quel dolce, e ci ricordiamo di quando offrimmo ad un'altra presenza un altro dolce – una presenza mite, con cui non combattemmo. Attraversiamo una piazza senza neve; quando la neve c'era, l'abbiamo attraversata a braccetto con un maglione arancione che a quest'ora sarà probabilmente davanti alla finestra di casa sua, spersa in campagna. E non possiamo fare a meno di pensare di come si svegliasse così presto, la mattina, per truccarsi prima di andare al liceo. Quella boccia di vetro nella vetrina di un negozio – non ci è stata regalata da un soffio di vita, energico come un ceffone, e caldo come la lacrima che scende a velarlo? Il libro esposto in piazza è esattamente il regalo che non faremmo alla persona che sappiamo – e sappiamo benissimo perché. Ogni angolo di strada è un errore che abbiamo commesso, ogni portico un nodo che si è sciolto in luce. Vien da chiedersi dove siano ora, che fanno – vien da pensare a loro, come a dirgli che il nostro esserci è sempre vivo tra noi e loro, come l'uragano che incatena la terra ad un estremo e il cielo all'altro, frustrato dalla distanza.

E in quella casa, davanti ad una parete di libri di carta, sommersi da titoli e da una colonnina di luce, mentre una pentola sfrigola e un fratello se ne sta al piano di sopra, mentre cerchiamo di capire da quali vite provenga quel muro di frasi, e chi l'ha messo insieme – allora pensiamo a chi c'era in quella casa prima delle persone amate; e non ci brulica dentro il calore di un debito? Un tempo, la persona amata era in un ventre; ne è uscita, è stata fasciata, imboccata, tenuta per le mani mentre metteva un piede davanti all'altro. A queste persone, che l'hanno fatta, che l'hanno tirata su, che anche senza volere ce l'hanno messa nel mondo, e così facendo ce l'hanno reso così cortese e gradito – a queste persone non dovremo per sempre, senza dirlo a nessuno, un piccolo pezzo di noi?

2 commenti:

toppe ha detto...

Qui c'è una levità commovente che ti è nuova. Quasi tòppica.
Comunque, anch'io vedo presenze ovunque. Ovviamente.

Stephanie・ステファニー ha detto...

Non avrei pensato alla stessa conclusione che hai tirato tu, però sono fondamentalmente d'accordo con quel che affermi dicendo che le persone amate sono presenze..a cui pensiamo inevitabilmente.