sabato 20 marzo 2010

Esistono?

Mi capitò, durante una settimana imprecisata dei ruggenti quindici, di buttar giù alcuni versi che descrivevano una particolare sezione dell'Inferno: quella, cioè, che conteneva una schiatta di peccatori che mi pareva, all'epoca, coincidere con alcuni miei compagni di classe: i Violenti – per – Pensiero.

A dar retta al mio candore adolescenziale, doveva essere un poema in ottave; lascio immaginare che orrendi endecasillabi battessi ai tempi (avevo appena imparato a scriverli); sta di fatto che organizzai tutto in grande stile. La vicenda la narravo io: ero in nave, da solo, in un mare imprecisato, a compiere un viaggio; approdando ad una spiaggia rocciosa, incontravo John Milton (del quale non avevo letto nulla!) che mi informava sulla natura di quella regione infernale e mi avvisava che anch'io spettavo di diritto ai Violenti – per – Pensiero. Non c'erano anime morte, lì, ma anime ancora vive; esse contemporaneamente animavano il corpo sulla terra e subivano una tremenda punizione qui sotto. Cioè, agivano peccando e allo stesso tempo erano consapevoli del peccato e senza un beo stavano sotto le fiamme. Che è poi la natura dell'adolescenza, anche se all'epoca non lo sospettavo.

I Violenti – per – Pensiero sono peccatori che passano in genere del tutto inosservati. Dotati dalla natura di un indubitabile superiorità mentale rispetto al prossimo (superiore intelligenza, sensibilità, attenzione), essi non la rivelano a nessuno; fanno finta di essere semplici, stupidi e impediti davanti a tutta la società; ritengono obbligatorio e inevitabile nascondere la loro superiorità, e questo per il semplice motivo che disprezzano profondamente – per principio – le altre persone, meno intelligenti di loro. Passano una vita da ratti, nascondendosi, pur essendo ben superiori alla media: quando altre persone si rivolgono a loro, dentro di sé odiano, ridono, non ascoltano, compatiscono, ma si dispongono con il massimo sforzo a sembrare inferiori a ciò che sono. E così sono violenti nei confronti del prossimo, perché pur superiori, si negano, radicalmente e senza possibilità di appello; ma la loro violenza è invisibile, ed esercitata unicamente attraverso il pensiero.

Dio punisce questo abominio in molti modi, nel mio poema mai finito; in particolare, una mia compagna di classe, che mi disprezzava, era avvolta in un fiume di sangue; e a chiudere la rievocazione, citerò – per le risate dei lettori – l'orrido verso che le feci dire: Pago in tal rio la violenza mia, con la dieresi su vio.

Ma mi domando:

i Violenti – per – Pensiero, li ho sognati, o esistono?

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