mercoledì 17 marzo 2010

Twins

La modestia della lampada ombreggia e denuncia di luce le minime irregolarità del tavolo di legno. Qualcuno ha allungato il tavolo perché io potessi ricevere un te'; e questa volta sono stato ben attento a chiederlo al latte. Ho scoperto che per i miei bronchi raffreddati è una benedizione. Posso illudermi, come gli antichi, che il liquido caldo scenda direttamente nei polmoni, a bagnarli, a pulirli dolcemente.

Fuori è nero, sotto di me Cesare sta finendo, e i gemelli vanno bene. Vanno quasi troppo bene. Comincio a sospettare che gli amorevoli dizigoti, maschio e femmina, che tengo a questo tavolo di legno lucido, si siano abituati a Cesare a tal punto da ingannarmi sulla complessità delle loro competenze. Questo salotto luccica di silenzio – le parole dei gemelli sono silenziose e basse. Io, dal canto mio, come possedendo il controllo totale, metto lo zucchero nella tazza e osservo il latte che ci cresce dentro, come la polvere di un'esplosione nucleare – strato dopo strato, per geometrie caotiche. Si, tesori, va bene, va bene... Ma c'è ancora una mezz'oretta, e sotto queste sei righe di Cesare mi lampeggia un Curzio Rufo che nelle prime tre righe presenta sei o sette problemi sintattici. Vi aspetto al varco.

Il varco viene oltrepassato come mi aspettavo: con un bel casino. Oh, la calma è assoluta: io non comunico agitazione, sorrido con grazia, corrugo la fronte, e bevo con elaborata lentezza la mia tazza di te' bollente, come al di sopra di un mare in tempesta, in uno strato sereno di etere. Si, lo so che è complicato, perché l'apposizione è messa alla fine. A me risulta naturale, ma giustamente a te ancora no – lo deve diventare – io te lo farò diventare naturale. Trovo curiosa la loro interazione. Lei sembra la più controllata, sa sorridere meglio – e una volta ha afferrato il polso di lui, come a sostenerlo – impacciarlo? – interpretarlo? Lui la osserva e ridacchia pianissimo, a un passo dall'infrasuono, se lei non si ricorda un verbo. Tutti e due tendono a rubacchiarsi le risposte, tendenza che io siluro appena possibile.

Arrivano le cinque; il che significa, che li ho torturati a sufficienza con la sintassi un po' sbronza di questo romanziere sconosciuto. Al prossimo te', quindi.

[somiglia un po' ad uno show autopromozionale, questa roba]

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