sabato 24 aprile 2010

Il confine di Eden (2)

Il fumo di Abele salì alto, roteò nel cielo, si sparse a colorare le nuvole, e fu da loro accolto, come un oceano capovolto che accogliesse il fiotto di una cascata. Il fumo di Caino non arrivò ad un metro da terra e imbrattò tutta la radura.

Abele, come suo solito, non disse nulla, e cominciò a fare le capriole sul prato, come faceva quando era contento. A Caino tremarono le mani. Drizzò la fronte verso l'alto e chiese a gran voce al suo invisibile padrone, cosa mai gli avesse fatto.

"Fatto? Niente. Dovevi fare qualcosa?" rispose lui.
"Non lo so, Signore: sta di fatto che tu accetti Abele e rifiuti me, quando fino a ieri, Abele non sapeva nemmeno cosa fosse un sacrificio, ed il mio fumo arrivava fino alle stelle. Mi pare che tu dirotti le tue preferenze a casaccio."
"Non è affatto vero. Io ti stimo."
"Ma non accetti le mie offerte, signore – il che per me è molto, molto doloroso."
"Non sono obbligato ad accettarle, Caino. A lungo andare, quando ci si propone ad uno che non ci desidera, si diventa fastidiosi. Ti metto in guardia fin da subito dal diventarlo."
"Almeno una spiegazione, signore. Io sono Caino, tu sai chi sono, sono quello che ti venera, che sacrifica per te il suo lavoro, che sa chi sei e che non chiede altro che di vivere nel tuo ordine. Abele, gli abbiamo dovuto spiegare perfino cos'era una zappa."
"Non trovi che Abele sia meraviglioso? E' così dolce, Abele. E poi mi fa tanto ridere, quando fa le imitazioni degli animali."
"Ma, signore, tu ora preferisci Abele!"
"Boh, si."
"Perché?"
"Non lo so. Ti prego, non stressarmi oltre, ora."
E tacque.

[continua]

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