martedì 25 maggio 2010

Organi (2)

Non avete idea di come filino le storie con la musica, al buio e da soli. La musica dà il carattere ai personaggi: lo dà generico, tagliato con l'accetta, così che io possa intervenire con la fantasia; non conosce i sofismi e la persuasione, ma la violenza e la calma, le tinte forti e quelle armoniose, le trame complicate e quelle evidenti. Con le orecchie circondate da un'aria di Gluck ho scritto le mie cose migliori, perché c'era dentro la ragione; e la ragione era lì, luminosa, nell'accordo pianamente enunciato all'inizio dell'aria, ribadito dalla linea vocale, e ficcato alla fine, perché dove si è cominciato, lì si finisce. Scrivendo, sapevo le stesse cose della musica. Non avrei scritto mai di morti, di diavoli, di mani che strozzano e di sangue, se non fossi morto a mia volta con Elettra, nell'Idomeneo.

Le orecchie hanno scritto i miei lavori. Hanno visto le trame giacere nel contrappunto; hanno dato parole e ragionamenti all'insolenza di un violino in un concerto per archi; hanno voluto raccontare le apocalissi che la musica lasciava nude di logica; hanno volato ad ali spiegate, fin dove la gabbia dell'occhio era un puntino lontano.

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