lunedì 24 maggio 2010

Organi (1)

C'è chi coi suoi occhi vede cose impensabili. Qualcuno è annegato nel bblù. Qualcuno guarda attraverso le pareti. Qualcuno vede con la mente e non vede nulla che non gli piaccia.

Ma io dei miei occhi sono schiavo. Non posso vedere altro da quello che effettivamente c'è. Sono prigioniero del reale: i miei occhi non sanno che rapportarsi con quello, e male: non possono non vedere, e quando vedono, spesso odiano, e sempre ricordano, ad anni di distanza, offese, dispetti, umiliazioni. Spesso mi si chiede come faccio ad avere la memoria che ho: facile: quando guardo una cosa, la spoglio, la atomizzo, le succhio via tutto quello che posso prendere – e badate bene, non per forza è uno sguardo profondo: spesso è semplicemente vorace di minimi particolari, specie se quei particolari mi danno ansia o paura, o rabbia. E allora, per forza ricordo: ogni cosa che vedo, se le condizioni sono propizie, mi si incide nel cervello come un solco incandescente.

Non so chi ha detto che gli occhi sono lo strumento dell'invidia; ed è vero: se un Dio sbadato vorrà un giorno salvarmi, temo che mi farò un bel paio di secoli sulla vera montagna salvifica, con due lame di piombo inchiodate sugli occhi.

Spesso mi si vede mentre abbasso la testa, e sembro non far caso a quello che mi sta intorno. E' perché non lo vedo: ho scollegato il nervo ottico dal suo organo, e gli sto suggerendo due cosette con cui potrebbe divertirsi. Ma per immaginare i mondi, devo essere cieco. Non posso inventare con la realtà davanti agli occhi. Devo averla vista e memorizzata, prima; e se tento di renderla quando l'ho davanti, non è un bel risultato.

E il lavoro vero, lo faccio con le orecchie.

[continua]

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