lunedì 1 novembre 2010

Busia Borders (1)

Càpita, a volte, che uno dica per anni che farà una certa cosa. Lo dice e lo ridice duemila volte, un po' a chiunque. Gli amici cominciano a non farci più caso, e sarebbero pronti a scommettere che non è un suo vero desiderio, ma un po' di fumo che cerca di fuggire dalle rovine in fiamme dell'adolescenza, e salire al cielo. Lo dice tante di quelle volte, che ormai è quasi certo che non la farà, questa cosa.

E il giorno dopo averlo detto per la duemileunesima volta, eccolo sull'aereo.


Mi hanno sistemato al New Hope Orphanage, che sta a Busia, un villaggio – ma dirlo villaggio è duro. E' una strada con delle case intorno, alte non più di un piano, unte, calde e strette – ed è al confine tra Uganda e Kenya. Siamo comunque in Uganda, anche se a pochi metri dal border. Mi dicono che in Kenya è un altro mondo, ma non ho mai avuto modo di appurare. In particolare, m'informano che il Kenya è un pezzo di roccia, mentre qui è Bengodi. Quando sento sotto i miei piedi la terra rossa del Nilo, che si gonfia e crepita se ci metti una goccia d'acqua, e tutto il verde che ho intorno, capisco cosa intendono dire.


Busia è il villaggio che dà il nome al suo distretto, il Busia District, appunto, dove stanno qualcosa come 49.000 orfani a piede libero (non negli orfanotrofi). La regione è un distretto di contadini e commercianti, in alcune zone piuttosto benestante; ho visto gente in giacca e cravatta, una banca e un supermercato; ma appena ti inoltri un po' più in giù per la strada principale, trovi cose un po' più problematiche. Sul bordo della strada c'era un mucchio di spazzatura e oltre alle mucche, vi sedevano come su una sdraio a prendere il sole, delle persone. I ragazzini di strada corrono in giro; uno mi si avvicina, e un altro gli cammina addosso, travolgendolo. Per tutta risposta, l'altro fa per tirargli una pietra grande come una mano. Mi è stato impedito di vedere il seguito; ma mi hanno chiarito che probabilmente non sarebbe successo niente di che.

Per essere la prima settimana, ne ho viste, mi son detto.

[continua]

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